La festa della Madonna dell'Arco
Dove non segnalato,le foto sono di SdG/Aversalenostreradici.com
 
Corrono, piangono, pregano, gridano, strisciano, implorano, imprecano, si gettano in ginocchio e avanzano fino all’altare. Lì, al cospetto della pietosa Madre dell’Arco culmina il concitato e drammatico pellegrinaggio che porta ogni anno, il lunedì di Pasqua, una fitta, interminabile schiera di devoti scalzi a ripercorrere un antico itinerario di dolore fino al santuario di Maria Santissima dell’Arco, a Sant’Anastasia, dodici chilometri ad est di Napoli.Sono i "fujenti", detti anche "battenti", i devoti dell’icona dolente, della Vergine dal volto ferito: forse la più antica fra le Madonne che sanguinano. E’ proprio la ferita, simbolo di un dolore antico, all’origine del primo miracolo di questa prodigiosa immagine.
I fujenti (il termine in napoletano indica appunto coloro che corrono) sono scalzi per voto e, sempre per voto, devono compiere di corsa almeno l’ultimo tratto del pellegrinaggio, forse in ricordo della corsa frenetica dello scellerato giocatore ed in espiazione del suo peccato.Questo è un evento unico per ampiezza, fede e folklore, la cui tradizione è trasmessa di padre in figlio da 500 anni
   
Caratteristici sono i devoti a questa Madonna, chiamati fujenti ("coloro che corrono in atteggiamento di fuga" ), dal modo di procedere verso il Santuario.Vestono ritualmente una particolare divisa conservata nei secoli: camicia e pantaloni bianchi (il bianco, simbolo di purezza), e portano una fascia azzurra a tracolla con l'immagine della Madonna. L'azzurro è il colore della Madonna, chiamata spesso proprio "Mamma Celeste". Hanno una fascia rossa alla vita, e fino a pochi anni fa partecipavano tutti a piedi nudi e ora in gran parte con scarpette bianche. Sono anche detti "battenti" per l'azione del battere costantemente i piedi a terra in modo ritmato e cadenzato 
Tutto iniziò così
Nel quattrocento sorgeva un'edicola dedicata alla Madonna sul margine della via che collegava a Napoli i vari comuni vesuviani, nel lato del Monte Somma. Tale edicola era a pochi chilometri dalla Capitale del Regno, in territorio del comune di Sant'Anastasia nella contrada che si chiamava "Arco" per la presenza di arcate di un antico acquedotto romano. Il Domenici parla di un arco "grande, antico di fabbrica che li faceva (all'immagine) ghirlanda e corona e la difendeva dalle piogge, grandine e tempeste... e che era rifugio degli uomini e degli animali". Perciò l'immagine era detta "Madonna dell'Arco" .
L'edicola, come ci testimonia frate Ludovico Ayrola, in uno scritto della fine del seicento, era formata da "una piccola, povera ed antica conicella di fabbrica, in cui con semplici colori effigiata si vedeva la gloriosissima Vergine Maria con faccia grande e sovramodo venerabile". Il lunedì di Pasqua del 1450, celebrandosi come di consuetudine ogni anno, dagli abitanti della contrada una festicciola in onore della Beata Vergine Maria, avvenne un prodigio che richiamò su qull'immagine l'attenzione di tutti i fedeli delle terre circonvicine.
Presso l'edicola tra le altre cose si giocava a palla-maglio; il gioco consisteva nel colpire una palla di legno con un maglio, e vinceva colui che faceva andare più lontano la propria palla.
Tirò il suo colpo il primo giocatore, poi l'altro, tirò il suo con più energia ed abilità tanto da poter esser certo della vittoria se questo tiro non fosse stato fermato dal tronco di un albero di tiglio, che era sulla direzione e vicino all'edicola della sacra immagine. Indispettito e fuor di sè dalla collera, questi bestemmiò ripetute volte la Santa Vergine, poi, raccattata la palla dal suolo, al colmo dell'ira, la scagliò contro l'effige, colpendola alla guancia sinistra, che subito, quasi fosse stata carne viva, rosseggiò e diede copioso sangue. Gli astanti che, attratti dal gioco, si erano fatti intorno ai due giocatori, ebbero un grido di orrore.
 
Riavutisi dallo stupore, i presenti presero il disgraziato, e gridando ad un tempo miracolo e giustizia, ne avrebbero fatto scempio, se non fosse giunto opportuno a liberarlo dalle loro mani il conte di Sarno, Gran Giustiziere del Regno, comandante la compagnia contro i banditi. Questi, trovandosi nella contrada, richiamato dal tumulto, accorse con i suoi uomini e s'impadroni del reo, cercando di calmare e trattenere la folla eccitata che chiedeva giustizia.
Sparsasi intorno la fama dell'accaduto, fu un accorrere quotidiano di fedeli. Per venire incontro a questi fedeli, proteggere la sacra Immagine e celebrare la liturgia fu costruito prima un tempietto, con un altare dinanzi, poi, più tardi, una chiesetta e due stanzette, una a pianterreno ed una superiore, per ospitare un custode. Nacque così il culto per questa Madonna che ben presto si estese a tutti i paese vicini, culto vivissimo ancora oggi.
Le associazioni, dette anche "paranze" o "chiette"

Le associazioni, sparse in in Italia e in tutta la Campania hanno una organizzazione con sedi, presidenti, tesorieri, portabandiera, e soci. Tutti gli appartenenti all'Associazione fanno voto di correre al Santuario della Madonna il Lunedì in Albis, anche se quelli più lontani ci vanno il martedì. Ogni associazione organizza una squadra di fujenti, la cosiddetta paranza (parola derivata dal gergo marinaro, perché la squadra di devoti ricorda la disposizione in mare delle barche uscite per la "pesca di paranza"), ma nel territorio dell'antica Contea di Aversa si usano invece il termini "battenti" e "chietta" e visto che si parla di Aversa, useremo questi, com'è giusto che sia.

Asta nel Borgo di Aversa
Edizioni Anna Ruta-Aversa
A partire dalla festa di Sant'Antonio Abate (17 gennaio) e per tutto il periodo che precede il lunedì in Albis, va in giro a fare 'a cerca, cioè la questua, per portare un'offerta al Santuario. Oltre alla "cerca" ci si organizza anche in vere e proprie "aste" sui generis dove si fa a gare a chi offre di più per prodotti, anche casarecci, il tutto per la Madonna. Nella foto di sinistra, un'asta al Borgo di Aversa, nella cartolina di destra, in P.zza V. Emanuele.
 
La cerimonia

-Aversa ha tantissimi circoli "Associazione Cattolica Maria SS. dell'Arco", in pratica non c'è strada, borgo o piazza che non ne abbia uno, e che non organizzi la questua prima e la festa poi, anche se a 100 metri c'è un'altra "associazione", un'altra questa, un'altra festa. Ecco come funziona il tutto, grazie anche alle foto scattate quest'anno e negli anni scorsi alla "chietta" del Borgo di Aversa nel suo pellegrinaggio per partecipare a 18 e più esibizioni nei rioni, borghi o paesi dove ci si è iscritti. Queste associazioni sono aperte tutto l'anno ed è luogo di ritrovo per giovani ed anziani.

..A sinistra foto del gruppo dirigente dell'Associazione del Borgo di Aversa (la foto è la loro) di qualche anno fa, una delle ultime ad adottare le scarpette bianche. In primo piano, in completa tenuta bianca la voce storica della "chietta", Antonio Raimondo, e alla sua sinistra il Presidente, Luigi Raimondo. A destra, l'interno dell'Associazione Maria SS dell'Arco del Borgo di Aversa.

La "cerca" si chiude il mattino della Domenica di Pasqua, con l'uscita della bandiera dell'associazione, che accompagnata dalla banda musicale e dai dirigenti girano casa per casa del Borgo alla ricerca di ultime, più sostanziose offerte alla Madonna, mentre ad ogni angolo di strada altri questuanti raccolgono le ultime offerte dei passanti, siano essi della zona o meno. La Madonna è la Madonna! La questua ha una sua origine penitenziale nella tradizione cristiana: per ottenere la grazia richiesta, il devoto promette alla Madonna di sottomettersi al gesto umiliante del mendicare e di portare l'offerta raccolta al Santuario per i bisogni del culto e della carità.

Rientrati, i soci, col Presidente ed il Tesoriere conteggiano l'incasso e danno le ultime diposizioni per ol giorno dopo.

Due istantanee della "cerca" al Borgo, con la banda e la bandiera del circolo, e singolarmente

--A sinistra il "palco" dell'Ass. Maria SS. dell'Arco del Borgo di Aversa
-E il giorno dopo, Lunedì in Albis la grande festa inizia alle prime luci dell'alba coll'addobbare improvvisati palchi dopo prenderà posto "la valente commissione giudicatrice" (in pratica i dirigenti del Circolo ospitante), uno speaker, e dal quale "la voce" della chietta ospite canterà, a modo suo, la centenaria preghiera alla Madonna. Spesso c'è anche la recita di una poesia ad Essa dedicata, recitata invariabilmente da bambine. Intanto, in tutti i Circoli della città, tutti i battenti sono giù dal letto, ed indossato il tradizionale vestito, si radunano davanti alla sede della "chietta" per prendere posto poi sul camion che porta il "tosello" o il quadro con immagini religiose (i portatori), le bandiere dell'Associazione sul tettuccio di un furgone o su un'Ape e gli altri su mezzi dei soci o su un pulman affittato per l'occasione. Dipende dal numero dei battenti che partecipano
Foto: Luigi di Grazia/Aversalenostreradici.com
E' una festa popolare, di quartiere. Bambini ed adulti tutti accumunati dalla voglia di far bella figura e di far fare bella figura alla "chietta", in un frenetico girovagare per i vari concorsi cittadini a cui si è iscritti, o andando anche a gareggiare nei paesi vicini.

La "chietta" del Borgo di Aversa si prepara
Si caricano il quadro e le bandiere...
La "chietta" è preceduta da una o più bandiere che recano il nome dell’associazione, il luogo di provenienza e la data della fondazione.Ci sono premi e riconoscimenti per la miglior organizzazione, per la squadra più numerosa, per la "voce" (il cantante che intona la chiamata alla Madonna) più bella, e da non dimenticare, per il portabandiera che spesso fà spettacolo nello spettacolo.
La banda musicale che obbligatoriamente accompagna la chiette nel loro girovagare si sistema normalmente di fianco al palco, suonando musica religiosa o a tema, dando il tempo ai portatori del quadro o della bandiera nella loro esibizione.. La chietta si dispone in due file laterali, fascendo da cornice al ballo del quadro o del "trono" che spesso riproduce il Santuario di Madonna dell'Arco. Quella che vedete nelle due foto laterali è sempre la chietta del Borgo di Aversa nel costume tradizionale integrale ( a piedi scalzi) in due diverse manifestazioni, e anni diversi.
Avanti e indietro a passo di carica...
Il portabandiera rende omaggio al quadro...
I battenti portano, in segno di penitenza simbolica, un "tosello", detto anche "trono", cioè un manufatto di legno o di ferro riproducente nei minimi particolari un edificio sacro, quasi sempre il Santuario della Madonna, e di peso non indifferente. Ma per "trono" si identifica anche il gigantesco quadro fatto dipingere apposta per la festa: eccone alkcuni esempi.
Da sinistra a destra: un Santuario in ferro battuto, pesantissimo; Allegoria sulla società moderna; Dipinto di ispirazione biblica; Santuario di Madonna dell'Arco
 
Come accennato in precedenza, il gonfalone (bandiera) dell'Associazione accompagna e precede la squadra in ogni manifestazione. Il ruolo del portabandiera è quello più importante, è il vero uomo-spettacolo della cerimonia, ed è ovvio che ogni portabandiera mostri la sua abilità nel maneggio della bandiera sociale. L'arte del maneggio della bandiera si tramanda normalmente di padre in figlio, che ancora neonato spesso partecipa alle cerimonie sulla spalle del padre, come nella prima foto a sinistra.
I fujenti ed il loro pellegrinaggio sono presenti anche negli ex-voto che riempiono intere pareti del Santuario della Madonna dell'Arco, oltre agli immancabili delle grazie ricevute per malattie o incidenti. Segno visibile dell’impetrazione e delle gratitudine dei fedeli sono le migliaia di ex voto, i più antichi dei quali datano gli ultimi anni del '500, che tappezzano le alte pareti del santuario. Si tratta di una delle maggiori raccolte di arte popolare esistente in Europa: una ricapitolazione enciclopedica della pietà popolare. Oltre che una preziosa testimonianza relativa a quattro secoli di storia "minore".
Ma in tutto questo racconto non si può omettere il ruolo che ha "la voce", cioè il battente che dal palco della "valente commissione giudicatrice" o in strada, canta la preghiera alla Madonna, preghiera che si tramanda, immutabile, da secoli.

C'è una vera e propria gara a chi la canta meglio, e (a sinista) merita di essere ricordato una delle più belle "voci" che ha avuto la squadra del Borgo di Aversa, Antonio. Ma non si canta solo, e negli ultimi anni alla "voce" ci si è aggiunta anche la recita di una poesia, sempre dedicata alla Madonna, recitata perlopiù da bambini.

Chi è devot'
'sta Maronn'e ll'Arc'
sorè tenitece 'a fede
chill'è nu bellu nomme
sorè ... 'a Maronn'
E mentre la funziona si svolge, la squadra che segue aspetta, paziente, il proprio turno...