Ho letto due articoli inerenti una "attività commerciale" della nostra città, ed ho pensato di assemblarli in un testo unico. Ho avuto il problema della cartolina da inserire a corredo dell'articolo, visto che non è pensabile che ne siano state fatte, e non trovandole ho inserito 1 foto amatoriale ad hoc di un turista americano, ed un'altra prelevata dal web. Sono immagini esistenti nel "Lupanare" di Pompei antica, una "casa" antesignana di quella che c'era ad Aversa: allora come oggi la tipologia lavorativa non è cambiata per niente, è sempre un'attività fiorente. Si dice anche che sia il mestiere più antico del mondo, ma quello che ci interessa sono i personaggi di contorno, i lavoratori indotti si direbbe oggi, ovvero, l'eterogeneo mondo che gravitava intorno ad una casa popolarmente chiamata:

A' casa d'è signurine

La casa delle signorine

 
L'odierna concezione che si ha della donna, intesa come femmina, è molto diversa da quella che si aveva in un passato non tanto lontano, nel quale la donna era tutta "acqua e sapone" e "portava la coda" (la scorta) se usciva. Era il tempo delle inibizioni, quando parlare di sesso era "sconveniente", da "scostumati", e l'uomo, inteso come maschio, si serviva delle cosiddette "case chiuse" per dar sfogo a quelli che venivano definiti, chissà perché poi, bassi istinti.
Per quei quattro eremiti che non lo sanno, le "case chiuse", dette popolarmente "casini", erano case d'appuntamento legalizzate che accoglievano "facili donnine prezzolate" che si mettevano a disposizione della clientela, ed erano sottoposte a periodiche visite medico-sanitarie. L' ingresso era vietato ai minori di anni diciotto, e fino a che la senatrice Merlin non riuscì a farle chiudere, anche Aversa ne ebbe una. Era situato al primo piano di un appartamento della zona del Quartiere, che da via S. Maria della Neve da su Piazza Trieste e Trento (vicino al bar), e si componeva di 4-5 stanze. Dall'ingresso si entrava in una grande sala, con di fronte il banco della cassiera e con tante sedie per l'attesa dei clienti.intorno.Questi, in attesa della loro preferita, chiacchieravano tra loro e lanciavano inviti sapienti ed ammiccamenti ostentati alle ragazze che attendevano le loro decisioni.
 
Pompei, Lupanare: foto di Michael Hoffmann

. Ciò accadeva prima degli anni sessanta del secolo scorso, prima che la sen. Merlin concretizzasse (nel 1958) la sua bella idea di chiudere i "casini" esponendo, col mettere le donne sulla strada, tutti a maggiori rischi e pericoli. Le ragazze, pardon, le "donnine" non erano mai le stesse, giravano ogni tot mesi, e periodicamente c'era il ricambio. Quando venivano ad Aversa col treno per sostituire quelle che se ne andavano, si usava mostrarle al pubblico in un modo del tutto originale. Un addetto del "casino" si recava alla Stazione ferroviaria a piedi, e quivi, dopo averle prelevate, fittava sul posto la carrozzella di "Mazzarella ò cucchiero" o di un altro suo collega, e le portava a spasso per le vie cittadine.Abitualmente il percorso interessava alcune delle principali strade, incominciando da via Diaz per finire a piazza Trieste e Trento.

Tariffario in metallo smaltato del 1929

La carrozzella, ben lustrata per l'occasione, transitava per un tratto di via Roma, girando sulla sinistra, dove era situato l'allora Commissariato di P.S. (nei pressi del bar "La Brasilena"), dove le "nuove" arrivate erano obbligate a fermarsi per gli accertamenti di rito, per poi proseguire per via Seggio, via S.Paolo, fino alle méta.  Le donnine, ben in vista, sedevano sul sediolone posteriore della carrozzella, e a fianco del cocchiere c'era l'accompagnatore, "Ciretella", che era un po il "factotum" del casino. Un tipo quest'ultimo particolarissimo, più femmina che maschio, il quale si occupava anche della spesa della "pia istituzione". Confortata dallo schiocco continuo della frusta e dallo scalpitio rumoroso degli zoccoli ferrati del cavallo sul selciato, l'allegra comitiva procedeva così "teatralmente" per le strade di Aversa. Al suo apparire, ad un richiamo familiare, la gente (bottegai, artigiani, garzoni) lasciava per un momento il lavoro e si affacciava per vedere, e sottovoce, ma non sempre, si facevano i primi apprezzamenti sul nuovo "materiale" arrivato.

Il tragitto era così costellato da tutto un intrecciarsi di commenti diversi e spudorati che non si curavano affatto della vicinanza della casa del santo Patrono della città. A conti fatti la sceneggiata raggiungeva il suo scopo: il giorno dopo (se non addirittura nella stessa serata) via Santa Maria delle Nevi registrava più presenze, tanto da faticare per smaltirle subito tutte. Alla custodia dei mezzi dei "cafoni" che arrivavano dai paesi vicini, ci pensava "Nicolino ò bellillo" che provvedeva ad ospitare le biciclette nel suo basso, posto proprio dirimpetto all'ingresso della "casa".

Pompei, il Lupanare

 
Tutto ciò in una Aversa alla fine degli anni '50, quando la città sprofondava nel verde che la circondava, uno degli autori da cui ho tratto questo ricordo afferma che allora non aveva ancora compiuto i suoi "bei diciotto anni", l'altro non dice niente, ed il sottoscritto andava all'asilo dalle Suore di Santa Lucia cercando di scansarsi, senza successo, dalle bacchettate sulle mani elargite dalle brave Sorelle...