-Parlare
della costruzione e dell'estensione temporale - storica della Chiesa
di 5. Maria a Piazza significa toccare il cuore stesso della Città
di Aversa. Infatti questo Tempio fu il nucleo primordiale intorno
a cui si sviluppò la vita sociale, economica, politica e
religiosa della nascente comunità cittadina.
La scarsità della documentazione a nostra disposizione non
ci permette di fissare l'origine della Chiesa ad una data precisa,
ma certamente essa ha vissuto intensamente le ansie e le attese
dell'anno Mille. |
-La
comunità attorno ad essa, anche se non organicamente composta,
aveva una sua laboriosa vitalità che svolgeva nella zona
"in octabo" (situata presso il XIII miliario da Pozzuoli"
nei pressi della Cassinese Badia di S. Lorenzo.
Dunque, all'arrivo dei Normanni, il casale di S. Paolo at Averse
non era certamente un'aperta campagna disabitata e palustre, vuota
di abitatori ma "un'entroterra", come sostenuto da un
manoscritto della biblioteca comunale, in cui ferveva tutta una
vita sociale, politica e religiosa intorno alla "Platea di
S. Maria". In effetti era un entroterra dove potevano trovare
ricettacolo sicuro esiliati o fuggiaschi sia giudei, sia greci,
sia bizantini, sia longobardi, sia gli stessi superstiti dell'incendiò
di Atella. Questa comunità primitiva, sebbene eterogenea,
si presentava ai Normanni, nuovi padroni, con una propria struttura
organizzata (eccetto a livello militare forse) su tutto: reconomicamente,
socialmente, giuridicamente e religiosamente. Fatto sta che gli
storici tengono a sottolineare che i Normanni dovettero adattarsi,
rozzi com'erano, alle usanze e consuetudini vigenti in questa comunità.Come
detto, fra i fuggiaschi vi erano anche bizantini e greci, e probabilmente
furono proprio costoro,devotissimi alla Madonna, a volere innalzare
come segno di grande devozione un tempio alla Madre di Dio,attiguo
alla piazza
ove essi svolgevano le loro attività.E ciò avveniva
sicuramente prima dell'anno Mille |
| -Dunque,
unitamente alla comunità organizzata, i Normanni, al loro arrivo,
trovarono già il Tempio di "Sancta. Maria de Platea",
che poi, vollero ingrandire ed abbellire con qualche sovrastruttura
molto originale. |
L'antichità
di questo borgo di S. Maria "de platea", centro di vita.
è testimoniata anche da due cippi lapidari, rinvenuti in
Via Cedrangolelle (a pochi passi dalla Chiesa) con leggende, i quali
sono incastrati l'uno dì fronte all'altro, ai due lati del
portone di entrata. In una si legge: "Ampellium - Liberta -
Patrono - L. Naevo L .L. -Antioco - Speculano - Ossa hic sita sunt".
Nell'altro è scritto: "Have - Arniae O. L. Agathae -
Ossa heic sita sunt", Tali cippi sono sicuramente di epoca
romana, e quindi certamente anteriori alla venuta dei Normanni.
Un'altra testimonianza dell'antichità della Chiesa ci viene
offerta dallo stesso Parente che osserva che "Intanto io dico
se nel 1053 è stato fondato l'episcopato aversano dal papa
Leone IX, nominando vescovo un certo Azzolino, in quale Chiesa si
è appoggiato tale episcopato? Certamente S. Paolo non v'era
ancora, io credo nella Chiesa più antica che era S. Maria
a Piazza".
Come per l'origine così per la stessa denominazione S. Maria
"de Platea" vi è abbastanza discordanza tra le
fonti. Tale discordanza è in funzione dell'ubicazione del
castello donato ai Normanni, e, quindi, dalla stessa posizione locale
o spaziale che la Chiesa occupava rispetto a quello. Molti storici,
tra cui il Parente, non hanno dubbi che S. Maria "de Platea
è detta così perché in prossimità del
Castello" Il Vetta, poi, rifacendosi al Padre Costa sostiene
che in Aversa vi era un antichissimo Castello, della cui fondazione
non si trova memoria e lo colloca alle spalle della Chiesa di S.Maria
a Piazza. Dice che il Castello aveva una piazza d'armi che stava
proprio alle porte di Aversa per difenderla dagli attacchi dei nemici,
aveva fortificazioni e fossati che erano certamente inutili al centro
della città. |
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-Non
così però il Gallo il quale fra l'altro scrive:
"prospiciente su la pubblica platea", cioè
sul mercato, centro della vita commerciale della città,
"la
Chiesa di S. Maria a Piazza occupava su per giù l'area
attuale". Il Pagliuca invece, sostiene che il Castello
Normanno non era alle spalle della Chiesa ma era ubicato dove
poi vi fu il Conservatorio delle Vergini di S. Gennaro, quindi
non presso la Chiesa di S. Maria a Piazza ma presso il Duomo,
basandosi su alcune pergamene conservate nell'archivio Capitolare:-
La XIII intitolata, "privatorum rationes": "nel
marzo del 1151 Riccardo Corveserio abitante di Caserta pel
pezzo di 240 tari di Amalfi vende a Guiscardo Arcidiacono
della Chiesa di S. Paolo a Aversa, una casa fabbricata nella
piazza pubblica, la quale chiamasi Santa Maria";
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-
La III intitolata "emptiones": "nell'aprile
del 1168 Roberto "de S. Paulo" vendette al Capitolo
due botteghe contigue situate in Aversa in publica platea,
le quali avevano come confine la casa di Pietro Mauro ed il
pozzo pubblico della piazza (et pluteum publicum platae);
- La IV intitolata "emptiones": "Nel dicembre
1178 Nicolina, moglie di Adamo Felerino, vende al Capitolo
una bottega situata in Aversa nella piazza pubblica al luogo
chiamata la Beccheria". Da tutto ciò, conclude
il Pagliuca, risulta chiaro che "de platea" non
sta per "arx munita" ma solo come piazza pubblica.
Dunque il Castello non era dove si vuole che fosse dal Parente
e da altri storici di cose aversane.
Una conferma potrebbe venire da una pergamena del 1189 in
cui un certo Idventino, figlio di un conte, diede in permuta
alla Congregazione del Vescovo della città di Aversa
"una presa di terra ereditaria" situata in "ruga
castello" (in via Castello), dove un tempo vi era la
Giudaica, non lontano dallo stesso episcopio".
L'origine del nome è, e rimane controversa, comunque
resta il fatto che la Chiesa sorgeva al lato est della piazza
e quindi nel suo iniziale "de", per cui potrebbe
anche significare "la Chiesa posta al lato est della
piazza". |
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-L'
antichità della Chiesa di S. Maria a Piazza ci viene
attestata anche dalla sua strutturazione artistica.
Il Parente così scrive: "antichissima Chiesa di
stile longobardo, con l'arco acuto, sì sfigurata dai
successivi restauri ch'è una pietà a vedere".
Ed inoltre: "in mancanza di primitivi documenti storici,
abbiamo queste pruove dell'antichità sue: 1) lo stile
longobardo, con arco acuto, certi capitelli eleganti chissà
donde portati, forse dalla vicina Atella, accanto ad altri
rozzi, qual lo scalpello di quei tempi seppe fare. 2) Certe
antiche dipinture. 3) La precedenza dei suoi parrochi sopra
tutti gli altri, alle pubbliche processioni. 4) la denominazione
di S. Maria "de platea".
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Dell'antica
sua struttura sopravvivono l'ampia abside, che abbraccia le
tre navate, recante tuttora le finestre a strombo di stile
romanico, le quali rappresentavano una tecnica costruttiva
diversa da quella della Cattedrale e di S. Lorenzo, dove gli
archi hanno una più ampia curva ed una maggiore possibilità
di consentire rifiniture ed ornamentazioni. |
-Riguardo
ai dipinti che attestano l'antichità della Chiesa,
uno è l'affresco situato sulla parete della navata
sinistra nei pressi della porta secondaria, raffigurante Maria
Vergine col Bambino, in trono, l'altro è la tavola,
documento preziosissimo, di stile bizantino, attribuita ad
un pittore locale raffigurante la Vergine bruna col Bambino
del XII sec.La Cupola, è di epoca tarda e balza subito
agli occhi la giustapposizione della cupola alla primitiva
struttura della Chiesa. Il Gallo così scrive: "Due
sono le cupole a calotta, inserite su di un tamburo a sezione
quadrata in un primo ed ottagono in un secondo piano, rimontano
sicuramente a tempi posteriori e come si vede dalle finestre
ogivali che si aprono in esse, in origine dovevano essere
tre, una per ciascuna navata".
Del periodo gotico è l'arco acuto, cioè l'arco
trionfale, che si eleva all'inizia dell'altare maggiore. |
Molto
più antico invece è il campanile, il quale è
sicuramente contemporanea alla costruzione della Chiesa stessa.
Esso è
incompiuto, ma è una caratteristica stilistica organicamente
inserita nella struttura generale. La Chiesa è caratterizzata
da molti stili: longobardo, normanno, gotico, romanico, bizantino
e arabo, con la prevalenza di quello longobardo. Anche la
planimetria è abbastanza asimmetrica. E' a croce latina,
con apertura verso Ovest. E' a tre navate e l'uniforme nudità
dei suoi pilastri massicci e lineari, delle pareti e delle
volte a vele delle navate laterali rappresentano un pregevole
modello di solenne semplicità, resa più marcata
dalla fioca luce riflessa dei suoi vetri, che originariamente
erano colorati ed istoriati. La navata centrale è costituita
da muri alti poggianti su archi e colonne di tufo coperta
da impalcatura a capriate. Questa volta è fatta di
legno, completamente rifatta durante l'ultimo restauro (1945-65).
Si volle riportarla allo stile originario poichè durante
il XVIII sec. la soffittatura era a cassettoni di stile barocco.
Di epoca posteriore è l'arco trionfale, gotico, necessario
per dividere la navata dal presbiterio e per essere di sostegno
alla cupola. Al centro del presbiterio vi è l'altare
basilicale, ricostruito sul fondamento dell'antico, con monoblocco
di pietra sormontato da una tavola di marmo ampia e pesante.
L'altare è al centro della Cupola ottagonale, molto
ampia, originale sia per la forma sia per i motivi architettonici
posti a mo' di sostegno ai quattro lati di essa. Sono quattro
pennacchi che oltre ad essere motivi architettonici sono anche
ornamentali ed unici nel loro stile. L'abside, non molto ampio,
è abbellito da due archi di cui uno delimita la parte
posteriore del presbiterio ed è formato da colonne
romane giustapposte, diverse,asportate sicuramente dalla vicina
Atella, dopo la sua distruzione per incendio. Le navate laterali
hanno la volta a crociera, sempre in tufo, mentre esternaménte
presentano unandamento sinusoidale di stile arabesco. Le navate
terminano con due calotte che forse originariamente dovevano
essere cupole intere con una terza al centro, poi ridotte
nella forma attuale per ottenere la cupola centrale ottagonale.
La
navata di sinistra incorpora il campanile nel suo inizio ed
era molto più lunga dell'attuale essendo stata chiusa
l'ultima arcata per ottenere una sacrestia.Anche la facciata
è asimmetrica ed è costituita da un rosone,
che illumina la navata centrale e da tre porte, molto diverse
tra loro.Sulla porta centrale poggia un architrave sormontato
da un arco acuto sul quale fa bella mostra un Agnus Dei, simbolo
marmoreo; sulle altre porte, come sulla centrale vi sono lunette
in cui fino a poco tempo fa si potevano ammirare degli affreschi,
ora quasi completamente distrutti. |
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-Entrando
dalla porta centrale si nota, subito sulla destra, una Crocefissione
di stile giottesco: con la Madonna ci sono San Giovanni
Evangelista, San Giovanni Battista, il primo a sinistra,
e (forse) San Gregorio Magno l'ultimo a destra. Don Salvatore
De Filippo, parroco, sostiene che l'autore volle esprimere
l'idea della continuità del Vecchio col Nuovo Testamento
mediante le figure di San Giovanni Battista, ultimo rappresentante
del Vecchio Testamento, e tramite Cristo, nato da Maria
Vergine, Crocifisso, che attraverso Giovanni Evangelista,
perpetua il suo messaggio nella Chiesa, rappresentata dal
Pontefice e dal Sacerdozio perenne. La sovrintendenza nel
suo catalogo-inventario lo attribuisce ad un anonimo del
XIII sec. Sullo stesso lato vi è l'affresco dell'
"Adorazione dei pastori" di cultura pinturicchiesca
(XV - XVI). In esso si scorge la calata dei magi a destra,
e a sinistra, in alto, Betlemme. Importante dell'affresco
è la struttura architettonica dell'epoca e i costumi.
Ancora sul lato destro, sotto la semicupola, vi è
il discusso affresco della "Dormitio Virginia",
molto deteriorato dal tempo e dall'uomo (si notano infatti
impietosi colpi di piccone). Il Parente non ne fa menzione
esplicitamente, in quanto al suo tempo questo affresco era
ricoperto da intonaco,ma lo suppone quando scrive: "Affreschì
ve n'ha di molti eziando e buoni, vuoi del Giotto o del
Ferrata".Ma se il Parente parla di Giotto, inequivocabilmente,
e non della scuola di Giotto, la questione rimane ancora
aperta.
"Crocifisione"
Anonimo del XII Sec.-
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-Gli
studiosi di arte o di storia dell'arte non sono unanimi nei
loro giudizi: alcuni propendono per Giotto, altri per la sua
Scuola, altri addirittura lo attribuiscono al Cavallino.L'affresco
ha forma semicircolare, diviso in tre piani sovrastanti o
tre emisferi: nel primo, in basso, è rappresentata
la morte della Vergine, attorniata da Apostoli e discepoli
tra cui spicca San Giovanni Evangelista (da notare la sua
mano di stile giottesco); nel secondo, più in alto
molti altri Santi appartenenti a diversi ordini religiosi;
infine, in alto, gli angeli con la SS. Trinità.Se la
notizia della matrice giottesca dell'affresco, ad un più
approfondito esame, risultasse esatta sarebbe uno dei pochi
affreschi del grande maestro ancora esistenti nell'Italia
meridionale. Comunque la Sovrintendenza lo attribuisce alla
Scuola di Giotto del XIII sec.Accanto ad esso si apre un bugigattolo,
recuperato anche esso durante il restauro, interamente affrescato |
| "Adorazione
dei pastori" secc. XV-XVI |
-Vi
è una Natività di stile molto primitivo; una
immagine di S. Pietro Celestino, seduto in trono, con accanto
a destra due riquadri, a sinistra tre, raffiguranti la fondazione
dell'ordine dei Celestini e il monastero di Casaluce; due
Santi di cui uno con la ruota della vita e l'altro reggente
un cuore sul petto;il Collegio dei dodici Apostoli con Cristo
al centro; una Crocefissione con la Madonna ai piedi della
Croce; S. Michele Arcangelo; una Annunciazione che ripete
molto lo stile del Beato Angelico; una Madonna bruna, molto
bella.Una Natività di S. Giovanni Battista, di buono
stile, del XV sec., su tavola. |
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"Dormitio
Virginia", scuola di Giotto, XII sec |
-Nell'abside,
poi, si conservano due affreschi: uno di S. Lorenzo (accanto
alla porta della sacrestia) e l'altro di Santa Lucia (di
fronte ad esso) di un certo Tommaso Cardifio
di Aversa. Nella navata centrale, sulla seconda colonna,
un affresco di gusto senese: la Madonna col Bambino
con a destra Papa Innocenzo III e a sinistra San Francesco
d'Assisi, in alto la SS. Trinità con gli Angeli.
E' attribuito a Cicino da Caiazzo intorno
al 1480. Infine, l'affresco che si trova
accanto all'ingresso secondario in cui scorgiamo la Vergine
col Bambino in trono di gusto senese. Un tempo, come già
detto, secondo le testimonianze, figuravano in basso due
scritte in greco, Theotocos (Madre di Dio) e Cristotocos
(Madre di Cristo), segno indiscusso della devozione dei
bizantini, ora scomparse per i continui rifacimenti, per
l'usura del tempo e per il cattivo servizio ad essa reso
dalla copertura con intonaco nel XVIII sec. L'affresco,
infatti, è stato recuperato durante i restauri
terminati nel 1965. Ci sono anche quadri e tele di varie
epoche. Una Madonna, detta di S. Lucia, di stile greco-bizantino,
del XII sec., attribuita ad un pittore locale, su tavola.
Una Natività di S. Giovanni Battista, di buono
stile, del XV sec., su tavola. Le anime del purgatorio
in cui figurano la Madonnacon S. Francesco di Paola e
S. Antonio Abate, di pregevole fattura, della scuola del
Santafede, del XVI sec., su tavola. Una Madonna col Bambino,
Santa Chiara e Sant'Andrea, di O. Marchione, del '700,
su tela.
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-C'è
anche un San Francesco di Paola, quadro oblungo sito nella
Cappella fatta edificare dal Can. De Valle, cappellano della
Chiesa, il 5 marzo 1430, attribuito a Massimo Stanzione, su
legno, proveniente dalla demolita Chiesa di San Francesco
di Paola nel 1917. Infine, a completamento del patrimonio
artistico della Chiesa vi è la recente scultura lignea
dell'artista locale Vincenzo Rennella, raffigurante in un
solo blocco Cristo morto, anteriormente, e la Madonna e Giovanni
Evangelista, posteriormente. |
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"Santa
Lucia" Part.-- |
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In
conclusione questa Chiesa, anche come parrocchia ha accompagnato
lo sviluppo e la crescita della comunità aversana
partecipando intimamente alla sua storia: diroccata da terremoti,
imbrattata da occupazioni di truppee, trasformata in deposito
di fieno e vettovaglie. Come se ciò non bastasse,
le furono sottratti tutti i beni in natura che per decreto
del Card. Innico Caracciolo passarono al Seminario Vescovile
di Aversa, che allora sorgeva, per opera dello stesso Cardinale,
in ottemperanza al Concilio di Trento. La Chiesa di S. Maria
a Piazza diventava così non solo la madre della comunità
cittadina, ma anche Madre provvida di una nuova comunità
che doveva scivere pagine gloriose nella storia della Chiesa
aversana e universale. In un passato recente è stata
la prima parrocchIa a subire le conseguenze dello sviluppo
demografico della nostra città: lo smembramento l'ha
ricondotta quasi alle dimensioni primitive.
Più volte restaurata, non resse però, all'urto
dell'ultima guerra e rovinò ancora una volta. Ma
la fede, l'amore e la pietà dei fedeli, sotto la
guida del parroco don Nunzio Pomponio non si arresero di
fronte a queste contingenze storiche e la chiesa tornò
a vivere. Da quando detto, anche se sommariamente, si può
dire che la Chiesa di S. Maria a Piazza confonde le sue
origini con quelle della città di Aversa, anzi parrebbe
che la precedesse! La chiesa è monumento nazionale. |
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