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Che
i morti ritornano tra i vivi ne è piena la tradizione popolare
mondiale, non c’è luogo sulla terra, di qualsiasi religione,
etnia, latitudine dove non si crede a questo evento, e la festa
di Halloween non è altro che la versione moderna di questa
millenaria credenza. Anche da noi, città dalle 100 chiese,
profondamente religiosa, figurarsi se non ci si credeva. Il tutto
è nato quando, incontrato l'amico Luigi Marino, gli ho parlato
di una "strana" tradizione dei "mazzoni" che
praticò mia suocera quando le morì il marito. Ebbene,
lei lasciò accesi i “lumini” in casa per 3 giorni,
perché disse che l'anima del marito non era ancora "passata",
e senza quelle luci non avrebbe mai trovato la strada. E Luigi mi
ha confermato che anche ad Aversa, da come raccontava sua nonna,
Niculina “à luscianese”, c'era la credenza ch e
i morti non "passassero" subito, ma rimanevano ancora
un giorno tra noi. Nonna Niculina gli raccontava che quando l'agonia
del morituro si prolungava molto, "tardavano a murì"
come diceva lei, e per aiutarli gli si recitava all’orecchio
1 “Gloria al Padre” e 3 “Credo”, e alla
fine morivano serenamente. Dopo le preghiere si raccomandava al
morituro che una volta tornato dalla visita purificatrice a S. Giacomo
l'eremita "in Libia", di lasciare un segnale del suo ritorno:
un battere di vetri, un lenzuolo che si agitava... Dunque, secondo
la tradizione nostrana, rimanevano ancora tra noi non perché
non trovavano subito la strada, ma per visitare un Santo eremita.
Ma cosa c'entra S. Giacomo l'eremita? Semplice. Dopo aver esalato
l’ultimo respiro, le anime dei morti rimangono ancora 24 ore
sulla terra perché devono andarlo a visitare in "Libia".
Il termine "Libia" era inteso come terra lontana, generica,
intendendo il Santuario di S. Giacomo di Compostela, il viaggio
purificatore che le anime dovevano fare prima di passare "oltre".
Questo perché S. Giacomo l’eremita si era lamentato
con Gesù che nessuno andava mai a trovarlo, e Gesù
gli aveva promesso che lo avrebbero visitato da morti, visto che
non lo facevano da vivi. E così è. Il defunto lo va
a trovare, ma prima deve superare due ostacoli: i leoni e le spine
di rosa. Se la sua anima è pulita non viene divorato dai
leoni o attaccato dalle spine, poi entro 24 ore torna, e "passa"
altrove. Il 2 Novembre tornano tra i familiari, e ci rimangono fino
alla epifania, la prima Pasqua dell'anno. Ovviamente non vorrebbero
rientrare ed ecco perché li si sente mormorare "Tutt’è
feste/jessero e venessero/ma pasqua é l’epifania/nun
venessero maje.." Attenzione, a non confondere la Pasqua di
Resurrezione con la Pasqua dell'Epifania, che in termini religiosi
è detta anche “la prima Pasqua”! Era usanza,
la
mattina del 2 Novembre alzarsi presto per rifare il letto per le
anime dei propri cari defunti che ritornavano in famiglia. E guai
a sgarrare.
Questa tradizione nonna Niculina “à luscianese”
l’applicava rigorosamente, e Luigi mi ha assicurato che quello
che leggerete adesso è realmente accaduto, lui c’era.
Ebbene, un 2 novembre, suo fratello Enzuccio non volle alzarsi presto,
se la prese comoda insomma. Nonna Niculina già non c'era
più, quello sarebbe stato il primo giorno che sarebbe “tornata”
tra i suoi, ma Enzuccio preferì poltrire a letto, che ovviamente
non fu rifatto in onore della nonna. Quel giorno non accadde nulla,
ma la mattina dopo Enzuccio si svegliò trovandosi senza lenzuola
e coperte. Tutti assicurarono che non era stato un loro scherzo,
e pur frugando dappertutto, lenzuola e coperte non si trovarono.
Furono ritrovate casualmente 4 giorni dopo, ben piegate in un nascosto
ripostiglio: nonna Niculina aveva voluto dare una lezione al nipote...
Salvatore
di Grazia
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