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Una
"lettera" affumicata... |
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| Colera! Quante volte questa piaga ha
attraversato la nostra terra, mietendo vittime a migliaia, e lasciandosi
dietro intere famiglie distrutte, case bruciate, morti seppelliti in
enormi fosse comuni, come accadde nella zona dei "cappuccini"?
Sulla facciata della chiesa di San Rocco,
meglio conosciuta come chiesa della Madonna Addolorata, è ben
visibile un ex voto maiolicato dedicato al Santo per la fine del colera
del 1854: dove non poteva la scienza |
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| L’aspetto di maggior curiosità è rappresentato però nelle buste, dai tagli laterali di disinfestazione. | |||||||
| La pratica di disinfettare la corrispondenza costituisce
ancora oggi un capitolo molto interessante della storia postale, specialmente
della prefilatelia, e ci racconta di un periodo in cui si riteneva ingenuamente
che le lettere provenienti da regioni o da Stati ove era in corso una
epidemia potessero essere in qualche modo bonificate. A seguito di ciò la carta assumeva un tipico e riconoscibile colore brunastro ma non mancano casi in cui le amministrazioni postali interessate adottarono dei bolli accessori per documentare l’avvenuta disinfestazione: “netta dentro e fuori” come si usava per le poste dello Stato Pontificio. Tornando alla nostra missiva, alla quale furono apportati
i tagli che vedete evidenziati dalle frecce, occorre menzionare che Con i progressi della scienza medica e l’identificazione dei microbi responsabili delle malattie infettive, fu chiaro che la carta non avrebbe potuto veicolare il contagio e così, nel marzo del 1887, la prassi di disinfettare le lettere ebbe termine. (Carmine Tabarro) |
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- Carmine Tabarro per la descrizione tecnica - Salvatore
di Grazia per la grafica e la prefazionee |
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