| La “capera”
oggi è ancora sinonimo di donna pettegola, ed io stesso ricordo che da
bambino sentivo una di queste “pettinatrici a domicilio” che mentre sistemava
i capelli di nonna “Giulina è Cannetella” nel largo portone di via Isonzo
4 le parlava di questa o quella signora, e sicuramente quando si trovava
a casa di altre clienti parlava anche dei fattarielli sentiti a casa di
“Giulina è Cannetella”. Era una “capera”, le clienti lo sapevano che spettegolava,
e magari dandole una “notizia” di famiglia ne ricevevano sulle altre famiglie.
E non che questa fosse l’unica, anche la “capera” che pettinava l’altra
mia nonna, Anna “à barunessa” nel basso di via Drengot 47, chiacchierava,
eccome. Erano “capere”, se non raccontavano gli “inciuci” altrui il loro
lavoro avrebbe forse perso del prestigio. A ricordarmi queste due simpatiche
donne, è stato l’amico dott. Luigi Marino che mandandomi una pubblicazione
edita nel 1995, mi segnalava l’articolo che segue, solo che avendo tantissima
“carne al fuoco”, poi lo scanner fuori uso, poi l’OCR che dava i numeri,
o altro, è passato del tempo, e non mi azzardo più a telefonare a Luigi
perché so già che, inevitabilmente mi dirà “ ma stà capera à vuò mettere
o no”? E finalmente il pezzo è realizzato. Quello che segue è il testo
integrale di un articolo del dott. De Chiara apparso su “Speciale Prima
Fiera Agro Aversano”, edizioni Lo Spettro. Penso che gli faccia piacere
vederlo riproposto dopo tantissimi anni, non gliel’ho detto, ma in caso
contrario, sempre pronto a cancellarlo. E adesso posso telefonare tranquillamente
a Luigi…
Salvatore di Grazia
--- Maria, l'ultima capera di Aversa
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Maria, l’ultima capera di Aversa a 82 anni è ancora vispa
come una ragazzina. Quando l'ho avvicinata, forse mi ha riconosciuto.
Avevo poco più di sei anni quando questa vecchietta dal corpo curvo e
minuto, ma sempre con l'entusiasmo dei suoi anni migliori faceva la ''capa''
a mia nonna. Un sorriso e una carezza affettuosa hanno immediatamente
isolato in me la tentazione di farla tornare, coi recordi, indietro negli
anni.
''Iniziai nel 1927, a 15 anni, Allora ero capace di pettinare e preparare
60 – 70 teste al giorno. Veramente con me portavo sempre delle ragazze
che spiccicavano i capelli, poi intervenivo io” E' piacevole sentirla
raccontare cose di oltre mezzo secolo con una incredibile dovizia di particolari.
“Quanto guadagnava?'' le chiedo. ''Con mezzo lira pettinavo una signora
per una settimana, tutti i giorni. Con quello che guadagnavo in un mese,
120-150 lire, compravo tutto. Oggi, che mi sono rimaste da fare solo 6
- 7 cape, a malapena pago il condominio del palazzo. Qualche volta ci
compro pure il sapone, ma lo faccio sopratutto per camminare”. Quando
gli chiedo dei tipi di acconciatura più in voga in quegli anni, Maria
è un fiume in piena. ''...ancora si portava il tuppo a fascette. Qualche
signora portava le trecce alla romana, chiuse e incrociate sulla testa.
Poi c'era il tuppo a zampa di cavallo...'' ''Di solido
le donne portavano per tutta una volta all'anno, d'estate, quando pot evano
mettersi al sole per asciugarli. Mica c'era l'asciugacapelli. Non c'era
niente. I miei soli attrezzi erano il pettine e la castagna (in ferro
battuto, serviva per la messa in piega)”.
“Ma come si usava questa castagna?'', domando io. E Maria: “Ma come, non
lo sai?'. ' “Si riscaldava sul fuoco e si provava su una ciocca di capelli
finti, che una brave capera porta sempre con se, per evitare bruciature
a quelli veri. La mia prima castagna mi costò 2 lire. Ce l'ho ancora conservata.
E' come nuova (!). E' a cinque ferri, due sotto e tre sopra, per una doppia
ondulazione” .
''Maria può consigliarci qualche rimedio contra la caduta dei capelli?''.
“Consiglio a tutti i giovani di usare l'aglio sbucciato. Basta strofinarne
la punta dove questi mancano. Così si uccide il verme cavallaro che li
fa cadere. Venti giorni, pochi minute alla sera, e ricresceranno più forti
di prima”. La chiamano, Maria dove andare. Si allunga per salutarmi con
una pacca sulle spalle, nei suoi occhi scorgo un velo di tristezza. Ma
è felice per avermi raccontato un pezzettino della sua vita.
Nicola De Chiara
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