Un quadro alla parete...

Via Drengot, strada storica cittadina e della famiglia Comparone, che arrivata ad Aversa all'inizio del '500 ha ancora il palazzo (foto a sinistra) dove c'era lo di stemma familiare sotto la volta dell'androne, caduto poi a causa delle bombe alleate del 19 Luglio 1943. Zia Margherita, vedova di Tommaso Comparone, mi ha permesso di fotografare una foto del marito soldato, quelle foto-ricordo che si facevano al momento del congedo, e che mi era rimasta impressa nella mente. Erano anni che non mettevo piede nel palazzo, forse dalla morte di nonna Anna "à barunessa", e apprendo che dopo centinaia di anni, un appartamento è stato venduto ad estranei. Panta rei, e che ci vuoi fare? Mi mostra altre foto di famiglia, che subito riprendo in macro con la digitale, tre-quattro scatti ad ogni foto, almeno una verrà nitida. Mi mostra altre due foto dei miei nonni, molto giovani. Lui non posso ricordarmelo, ma lei sì, pesava un quintale, ma in questa foto è un fior fior di ragazza. E nonno Salvatore, ben vestito, gambe accavallate, sembra proprio uno "sciupafemmine"! Mi copio anche queste, e mentre mi preparo ad andarmene zia mi dice: - E quello non lo fotografi?- indicandomi una grande foto incorniciata in un quadro appeso sullo stipite di una porta. - Pure quello è il suocero, tuo nonno Salvatore - aggiunge. Altra foto che ricordo vagamente di aver visto da bambino. Scatto alcune foto dal basso, poi mi faccio dare uno scaletto e ne scatto altre di fronte. Nonno porta i baffetti "alla Hitler", la foto è dei primi anni '40. L'unica foto che avevo di lui, stesso periodo, era in camicia nera e mostrine, e penso che se mio figlio Luigi si facesse crescere simili baffetti, sarebbe la sua copia! A casa di mia madre scarico le foto sul portatile e gliele mostro. Dice che il padre non era fascista, ma "... a chilli tiemp, si nun eri fascista, nun putive campà...si dovette mettere à cammisa nera perché era arruolato nella contraerea cittadina che difendeva la stazione ferroviaria". Le mostro la foto incorniciata, ed è un fiume di ricordi. Quel quadro era giù, nel basso adiacente il portone, dove vivevano in quel giorno del 1943, dopo l'8 Settembre. In via Drengot si era sparsa la voce che i tedeschi stavano rastrellando uomini da mandare al lavoro in Germania, e ci fu un fuggi fuggi generale sui tetti e sulle terrazze per andare a nascondersi dai missionari del PIME. E quando dei soldati tedeschi, accompagnati da un fascista che faceva da interprete entrarono nel "basso" abitato dal ramo di Salvatore (gli altri due bassi erano abitati da altri fratelli), trovarono solo una ragazzina, mia madre. Anna "à barunessa" non c'era, era 'ncopp à catena da una sorella ammalata, e mamma rimase terrorizzata dall'ingresso di quei soldati dall'aspetto cattivo.
Si muovevano come epilettici, frugarono dappertutto, ma non trovarono nessuno. Alla fine il tedesco che comandava la pattuglia disse qualcosa all'interprete, e questi chiese a mia madre: - Dov'è papà? - Mia madre, ammutolita, occhi sbarrati dalla paura, alzò il braccio destro e puntò l'indice in alto... e alle sue spalle c'era il quadro di nonno appeso alla parete. Fu il tedesco che comandava la pattuglia a "capire". Fissò il quadro, poi lei, e dopo un breve silenzio le disse, in un italiano stentato "Jà, io capito, pofera bambina, babbo in cielo...", si fece il segno della croce e comandò a tutti di uscire.
- Adesso sto ridendo - ha concluso mia madre - ma allora me sò pisciata sotto pà paura ca tenevo...

Salvatore di Grazia

 
© 2014 Salvatore di Grazia - www.aversalenostreradici.com Fonte: ricordi familiari, foto di Margherita Comparone, foto del palazzo ripreso dal web. - Articolo pubblicato sul #16 di NerosuBianco di Aversa il 16/11/2014