A spasso nel cimitero

Fotografare tombe nei cimiteri. Lo faccio da anni. Vi sembra strano, dite che è da necrofilo? E perché? Se per avere nei tuoi ricordi una foto dei tuoi bisnonni, che nessuno ha più, e l’unica esistente c’è solo su una lapide di un cimitero, non la fotografi? Se poi dopo ti vien da chiederti che volto avessero i loro figli, pro-zii mai conosciuti, non ti resta che girare per cappelle o viali dell’eterno riposo, seguendo le indicazioni di chi ancora se li ricorda, oppure incrociando casualmente lo sguardo su una lapide. Come mi è capitato con zio Umberto, foto a sinistra, mai conosciuto. Mia madre se lo ricorda, di quando abitavano ‘n copp ò lemmetone, e di sua moglie Concetta Petito, foto in basso, che pare fosse una tipa da prendere con le molle. Ma non sapeva dove fosse sepolto, e allora chiesi ai parenti savignanesi. Zia “Ciella é Giulina e Cannetella” mi disse che era facile, “addò stà patete, dint’à cappella dò Purgatorio, comme trase ò truov llà”! Le ultime parole famose. Quella cappella è a tre piani, ogni piano ha centinaia di ospiti, papà è al primo, e intorno a lui zio Umberto non c’era. Di nuovo da zia "Ciella", solita risposta, altro giorno, altro tentativo andato a vuoto. Ormai è un puntiglio per me, le ferie stanno finendo e devo trovare zio Umberto! Con mio figlio Nicola vado di nuovo in via Isonzo, e stavolta la memoria di mia zia è più fresca, dice che “stà ncopp à patete, saglie che ò truov”. Andiamo, passo davanti al loculo di mio padre ed i suoi occhi sembrano dirmi, “ma chi to fa fà”, e saliamo al 2° piano, girandolo in lungo ed In largo a cercare il sospirato loculo. Niente! Saliamo al 3° piano, giriamo, e all’improvviso, prima ancora di leggerne il nome, lo vedo! I fratelli di mio nonno sembrano fatti tutti con lo stesso stampo, non puoi non riconoscerli! E la rassomiglianza con mio figlio Nicola è forte. C’è anche la moglie, così scatto più foto al loculo con la digitale, rammaricandomi che non c’è la data di morte, spazio ancora vuoto nel mio database. E neanche i dati della moglie, né la nascita, né la morte. Ma dico io, cosa costa mettere questi dati? E meno male che con le digitali puoi scattare foto a raffica, quanti rullini con la mia prima reflex 35 mm ho consumato, quante volte sono dovuto ritornare davanti a quei loculi in cappelle strette e buie perché il riflesso del flash aveva rovinato le foto! E poi, con le “macro”, se ti muovevi anche di un millimetro erano foto (e rullini) da buttare, ma questo lo sapevi dopo che le avevi fatte stampare. Una giorno non trovai più la tomba di mio zio Arturo “ò Direttore”: mi dissero che era stata “scavata” e adesso riposava insieme alla moglie. Già, ma dov'era il loculo della moglie? Me lo spiegano, ci vado, per fortuna è all’aperto, bella giornata di sole, e così dopo aver acceso un cero allo zio, fotografo anche la moglie che mi mancava. Regolando l’obiettivo mi accorgo che più su c’è un nome familiare, una pro-zia mai incontrata e la cui immagine mancava nel mio mega albero genealogico. Ma è “alloggiata” in alto, come ci arrivo? Mi guardo intorno, noto una fatiscente scala in legno, l’appoggio al muro di fronte ai loculi, ci salgo cautamente, e scatto foto pure a lei, per sicurezza tre. Le date ci sono, meno male! Scendo lentamente, e per mia fortuna solo al penultimo gradino il piolo cede, piombo sull’altro, si rompe anch’esso ma atterro in piedi, senza graffi. Una foto di famiglia vale bene il rischio di rompersi le corna, no?

Salvatore di Grazia

Fonte: Testo e foto di Salvatore di Gazia- © 2014 Salvatore di Grazia-www.aversalenostrerardici.com