Questi fantasmi

Aversa, città dalle 100 chiese, di eroi, musicisti e “munacielli”. Già, terra anche di “munacielli”, termine che alle generazioni attuali e tecnologicamente avanzate di oggi non dirà niente, ma alla mia, tecnologicamente ai primordi, dice tutto. S’imparava subito a convivere con i “munacielli” agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso, soprattutto se abitavi nella zona storica dove ogni palazzo, pietra, angolo di strada ha la sua storia da raccontarti.
Abitazione di fronte le antiche mura, di fianco il palazzone del PIME, i Missionari, e dal terrazzo del palazzo Comparone vedevi i tetti, gli abbaini dei palazzoni intorno, i campanili delle chiese: a destra, lontano, il Vesuvio, a sinistra San Luigi, che dall’alto di San Domenico, vegliava. La domenica era uno spettacolo sentire tutte le campane suonare a mezzogiorno, mentre stormi di rondini che a volo radente su tetti disegnavano splendide figure. Poi ti capitava che ogni tanto ti sembrava di vedere qualcosa muoversi nei finestroni degli abbaini dei palazzoni di fronte a te, o in quello che dava su “’n’copp à ghiacciera” o da quelli dei missionari. Era "o’ munaciello", non poteva che essere uno di loro, esseri misteriosi, monaci morti giovani che vagavano nel chiuso, i bau-bau della nostra infanzia. I "munacielli" erano dappertutto e si manifestavano quando eri solo, impaurendoti, giocandoti scherzi, e facendoti sparire i tuoi oggetti. "E’ stato ò munaciello che s’à pigliato…" frase ricorrente che ci dicevamo tra noi quando non trovavamo qualcosa. Perché poi ò munaciello doveva fare scherzi a noi bambini e metterci paura non l’ho mai capito. Era o nun era nù monaco, e pecchè é muonaci anna mettere paura é piccirilli? Eterne domande sempre senza risposte.
Ma i “munacielli” non frequentavano solo la zona storica della città, erano diffusi dappertutto, dove c’era un palazzo antico c’era un “munaciello”. Figuriamoci a Savignano, altra zona antica, forse di più, di Aversa. Lì i palazzoni antichi non mancano, e con un vantaggio in più, le grotte che ci sono sotto. E figuriamoci se lì sotto non c’erano pure loro. Quando scendevo sotto “à grotta” della “cantina” che teneva mia zia Maria “à cantenera” in via Isonzo, era sempre una forte emozione. A parte il freddo che ti entrava nelle ossa, c’era solo una fioca lampadina ad illuminarla, e i giochi d’ombra delle persone, ombre in movimento ingrandite e che subito si dileguavano, ti facevano sgranare gli occhi, ti guardavi intorno cercando di vedere se ci stava pure “ò munaciello”. E purtroppo “ò munaciello” fece anche una vittima, mia zia Immacolata di Grazia, abitante sempre in via Isonzo, ma al civico 4. In un giorno di primavera del 1945 scende in una grotta nell’orto dietro il palazzo, che dopo l’8 Settembre 1943 era servito agli "sbandati" come mio padre, e agli uomini del posto per nascondersi dai rastrellamenti dei tedeschi. Risale urlando, ha visto qualcosa che l’ha terrorizzata, un “munaciello”. Febbre altissima, giorni e giorni a letto, Arturo, (futuro Direttore delle PP.TT. di Aversa) l’ultimo suo fratello che gira disperatamente per Napoli a cercarle, sopratutto al mercato nero, le introvabili medicine, tutto inutile, il 22 Luglio a neanche 18 anni, Immacolata muore. Un’altra donna dello stesso palazzo rimane terrorizzata anch’essa alla vista di un “munaciello”, ma sopravvive. Alla fine arriva il Vescovo in persona di allora, Mons. Teutonico, e benedice tutto e tutti: palazzo, orto, la grotta, le persone. E da allora in via Isonzo 4 i “munacielli” sono spariti… almeno da quel palazzo. Volevo fotografare il posto dove zia Immacolata ha visto "ò munaciello" , o almeno la parte in superfice, ma non mi è stato possibile, questioni di riservatezza
, così, previa autorizzazione degli abitanti del palazzo, ho fotografato il luogo dove Immacolata visse, e dove, tra le stanze del sottotetto pare si aggirassero altri "munacielli"...

Salvatore di Grazia

Fonte: Testo e foto di Salvatore di Grazia - © 2014 Salvatore di Grazia-www.aversalenostrerardici.com