Suor Caterina Comparone
"Zì monaca"

I Comparone della “scalella” hanno sempre dato a Santa Romana Chiesa preti e suore da quando misero piede ad Aversa. O perché c’erano in ballo questioni di ereditarietà per i maschi, e per non crear conflitti interni e divisione di beni, il secondogenito era destinato a vestire l’abito talare, o per esaudire voti fatti dai genitori per le femmine (o perché la “dote” per esse non c’era), comunque sia la Chiesa è sempre stata ben rappresentata dai Comparone. Uno di essi divenne anche Vescovo di Alife-Caiazzo. Ogni tanto arrivava nel palazzo una suorina, normalmente anziana, ed era una zia, o una cugina di nonna, o degli altri rami dei Comparone del palazzo. Comunque, sempre una parente. E con esse i “santini” volavano di mano in mano, ognuna di loro ne aveva una bella scorta da lasciare, o per conforto a qualche parente in affanni con la vita, o come esempio da seguire per i piccoli nipotini o come monito, o speranza nell’al di là, a quelli molto avanti negli anni. E parlavano di diavoli dell’inferno, di eterna beatitudine, di angeli e Santi come se fossero amici di famiglia appena lasciati in convento. Ed io, anche se mi è rimasta la passione per i santini tanto da averne a iosa, mi chiedevo se parlavano così perché ci credevano davvero, o era “per mestiere”, ma, o per timore dell’inferno, o per le bacchettate che davano le suore di Santa Lucia, non gliel’ho mai chiesto. E non l’ho mai chiesto neanche all’unica suora che ho frequentato, Suor Caterina dei Sacri Cuori, la penultima sorella di mia madre. Per l’anagrafe era Angela, per i familiari ”Titina”, per la Chiesa “Suor Caterina,” per sua madre una battaglia persa. Ne ha prese di botte da sua madre, zia Titina, oh se ne ha prese! E lei continuava a vedere Gesù, la Madonna, e altri Santi che le chiedevano di farsi suora. Aveva “visioni” di giorno e di notte, pregava quotidianamente il Signore che sua madre si ravvedesse e la facesse diventare suora. Non ho mai saputo perché nonna fosse contraria, forse non le andavano giù i preti, boh. Alla lunga anche Anna “à barunessa” non ne poté più, e si affidò alla scienza della mente: poco distante c’era l’abitazione di Filippo Saporito, il noto frenologo, amico di famiglia, e gli chiese di visitare la figlia. Il Saporito visitò “Titina”, e poi disse a nonna: “Nanninè”, se vuoi bene a tua figlia, falla suora!". Io c’ero il giorno che divenne suora nella Congragazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, infagottato nelle braccia di mia madre, avevo 1 mese e mia zia mi ha ricordato spesso, e con piacere, che mi sentiva piangere mentre veniva consacrata. C’è una foto di quel giorno: “Suor Caterina” al centro, felice ed appagata per aver realizzato il suo sogno, la madre che la guarda ancora incavolata, il padre che finalmente vede la fine di tanti litigi casalinghi. E zia, nelle sue visite annuali ha continuato a parlare di Santi, di Dio, della fede con estrema convinzione. Anni fa, mentre rientravo dal lavoro con un collega, fummo investiti da un TIR, ed io finii in ospedale, in coma. Era quasi mezzanotte. Alle 6 del mattino mia madre fu svegliata da una telefonata da S. Antonio Abate, era “zì monaca”: in sogno mi aveva visto travolto da un camion, ma la Madonna l’aveva rassicurata, sarei sopravvissuto. Mia madre la mandò a quel paese (veramente usò un’altra colorita espressione) poi, nel dubbio, telefonò a casa mia e mia moglie confermò tutto. In una seconda telefonata la zia disse a mia madre che aveva svegliato anche la Madre Superiora e con tutte le consorelle erano andate in cappella a pregare per la mia salvezza. E il Padre Eterno poteva deluderla? Quando zia morì, mia madre si fece carico di tutte le spese, e la portò nel cimitero di Aversa, non voleva che fosse lontana dalla famiglia. Ogni volta che vado al cimitero le accendo un cero: mi piace pensare che da Lassù qualcuno mi ama.

Salvatore di Grazia

Fonte: Testo e foto di Salvatore di Grazia - © 2014 Salvatore di Grazia-www.aversalenostrerardici.com