Zì Nannina
   

Volto sorridente, una persona simpatica a vederla in foto, mi sarebbe piaciuta conoscerla. Mi accontento di salutarla quando entro nella Cappella della Congrega di San Giuseppe, nel cimitero di Aversa, ogni volta che ci torno. E’ "alloggiata" poco distante dal loculo dei miei nonni materni, Salvatore Comparone e Anna “à barunessa” Barbato, ci devo passare davanti, non posso far finta di non vedere a “zì Nannina”, Anna di Grazia, maritatasi a 32 anni col vedovo (da 5 mesi) Agostino Esposito che aveva già una figlia, Domenica.
E’ da bambino che la vedo, so che è della famiglia, e quando incomincio ad andare a ritroso nel tempo per ricostruire la genealogia familiare, mi scontro con i vaghi ricordi di famiglia, alla confusione tra Anna é Marittella, Anna é Giulinella, Anna è Cannetella e chi ne ha più ne metta. I miei “di Grazia” delle generazioni passate hanno fatto concorrenza ai conigli. Mi faccio fare uno “storico di famiglia” dall’Anagrafe Comunale del mio bisnonno Vincenzo, detto "Vicienz é Luigione" o "Vicienzone", riporto tutto sul mio data-base, ma “zì Nannina” non risulta!
- Ma tu sì pazz, che vaje dicenno? Zì Nannina nun era à figlia é Vicienz è Luigione, ò nonno? Ma chi t’ha ditte stè strunzate? - e via di questo passo, ogni volta che parlando coi zii savignanesi chiedevo se stà “zì Nannina” era del nostro ramo familiare o no.
Mostravo “lo storico” di Vicienz é Luigione, sul quale non c’era nessuna Anna, e mi sentivo rispondere che era sbagliato, “’n’copp ò comune fanno semp guacchi…” e giù a raccontare la sua storia. Insomma, io con documenti legali alla mano, loro coi ricordi (residui…) non se ne usciva fuori.
Anche mia madre, di Grazia acquisita, l’aveva conosciuta, era una parente, zia di papà, “nà brava femmina, e ò marito, che brav’ommo overamente”. Passa del tempo, chiudo altri rami familiari, ne apro altri (sono in una foresta!), ma restava sempre il dilemma “da dove viene fuori questa zia Anna?” Sapendo che la testa dei miei zii incomincia a perdere qualche colpo, fotografo la lapide e passo oltre, magari “zì Nannina” è davvero di uno dei tanti rami collaterali della famiglia dei quali non ne verrò mai a capo. Avevo altre caselle da compilare del folto ramo del mio bisnonno, e la sua erano quasi 2 anni che rimaneva bianca.
Poi, giorno di ferie come tanti, a casa di mio padre, sfogliando il libro cartaceo sul mio ramo e sui di Grazia in generale che sto realizzando, parlo di nuovo di “zì Nannina”.
- Zì Mariannina, comm’era brava! – fa mi madre, in altre faccende affaccendate, parlando quasi sovrappensiero
- Come Mariannina, non si chiamava Anna?
- No, la chiamavano Mariannina perché la madre si chiamava Maria. A’ mamma la chiamavano Mariuccia, à figlia Mariannina, pé nun ffà confusione tra mamma e figlia E' stata sfortunata, quattro figli maschi, e tutt'è quattro muorti criature...
E finalmente è tutto chiaro! La moglie di Vicienz é Luigione si chiamava Maria, e come tradizione di allora, la loro seconda figlia femmina prese il nome della madre. E così la piccola Maria fu chiamata, Mariannina, Annina, ed è stata sepolta come Anna. Ma perché poi l’hanno sepolta come “Anna”? Forse perché non lasciando figli, chi la conosceva la chiamava "Nannina", ignorando il suo vero nome? E se lo sapevano, non potevano far scrivere Maria "Anna" di Grazia? Lasciamo perdere, sennò non ne esco più.


Salvatore di Grazia

 
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