Vincenzo di Grazia
Aviere, II Guerra Mondiale, sepoltura sconosciuta
 

Non ha ricevuto medaglie, né onori, né una tomba sul quale poggiare dei fiori, pregare, accendere un lume, niente di niente, uno delle migliaia e migliaia di soldati morti in guerra e mai tornati a casa, né da vivi né da morti.
Parlo di Vincenzo di Grazia, ramo primario della mia famiglia, quello savignanese, nato ad Aversa il 17 Settembre 1921 da Luigi e Asprea Angela, 1° di 11 figli, in via Isonzo 4, in quel grande portone che è di fronte alla chiesa di San Giovanni Battista, dove fu battezzato.
L'anno dopo ci sarà la "marcia su Roma", il fascismo va al potere e via Isonzo diventa Via Camicie Nere. La Patria entra in quella che sarà la II guerra mondiale, e lui ed il 2° fratello, Nicola, sono chiamati a servirla, entrambi come avieri; lui va in Sicilia e Nicola a Roma. Dalla Sicilia occidentale prima e orientale dopo, manda sue notizie ai genitori anche con le cartoline, due delle quali le ho ritrovate.
A Marzo 1943 torna a casa in licenza e si sposa con Angelina Barbato: pochi giorni, e ritorna in Sicilia, sotto continui bombardamenti Alleati, e in uno di questi viene ferito. Ricoverato all’ospedale di Catania il 7 Luglio del 1943 muore sotto il più violento bombardamento aereo fatto sulla città dagli Alleati: era sposato da 4 mesi.
Il fratello Nicola viene mandato a Catania per riconoscere e riportare a casa la salma del fratello maggiore, ma non la si trova, rifiuta un'altra salma "ignota" e rientra. A Vincenzo i parenti porranno fiori e lumini
sulla lapide del milite ignoto presente nel cimitero di Aversa.
La madre ha conservato, fino alla sua morte, l'ultima cartolina che Vincenzo ha spedito da Catania: dopo averla firmata, aggiunge, sicuramente per rassicurarli, " sto bene baci"...

Salvatore di Grazia

 
Fonti: Testo, foto e adattamemto grafico di Salvatore di Grazia - © 2011 www.aversalenostreradici.com