Tommaso
Infante nacque ad Aversa il 4 dicembre 1891, al civico 5 di via
San Giovanni, da antica e nobile famiglia aversana d’origine
normanna. Secondogenito di Don Pietro e di Donna Marianna Romano
(che ebbero quattro maschi, tutti fanti combattenti e decorati
nelle guerre coloniali e/o mondiali, nomina sunt omnia).
Studente, nel 1910, all’età di diciannove anni si
arruolò come volontario nel 39° Reggimento di Fanteria
della Brigata “Bologna”.
L’anno dopo passò nel 40° Reggimento di Fanteria
della stessa brigata, che fece parte del Corpo di Spedizione che
s’imbarco a Napoli allo scoppio della guerra Italo-Turca
(1911), diretto in Tripolitania e Cirenaica: vi rimase sino alla
vittoria finale (1912), e gli fu conferita la Medaglia Commemorativa
della Guerra Italo-Turca, con due barrette.
Nei primi del 1913 tornò al 39° “Bologna”,
l’anno seguente era nel 30° Fanteria della Brigata “Pisa”,
sotto le cui insegne avrebbe iniziato a combattere nella Prima
Guerra Mondiale.
All’inizio del 1916 fu trasferito nel 68° Reggimento
di Fanteria della Brigata “Palermo”.
Nel 1917 era Tenente di Complemento del neocostituito 240°
Reggimento di Fanteria della Brigata “Pesaro”. Tale
glorioso reggimento, il cui stemma potete vedere nel titolo, fu
decorato alla bandiera, ebbe la Croce di Cavaliere dell’Ordine
Militare di Savoia, ed una Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Il motto della “Pesaro” era “Fin che vivo
aggredisco” e, con indosso le mostrine rossoblù
di detta brigata, l’11 Ottobre spirò venticinquenne
sul fronte di Gorizia, nell’Ambulanza Chirurgica d’Armata
numero 1, per ferite multiple riportate in combattimento. Lasciò
un vivido ricordo.
Riposa nel Sacrario Militare di Oslavia (a sinistra il
suo nome sulla lapide), frazione di Gorizia. L’opera, che
ha l’aspetto
di un severo e robusto fortilizio, fu fatta edificare, nel 1938,
dal governo fascista. Nell’annesso parco, ogni vespro, la
grande campana votiva denominata “Chiara” rintocca
per l’onore dei 57.201 Caduti italiani e dei Caduti austro-ungarici.
La foto del Tenente Infante, presente nel titolo, è un
ritratto ad olio eseguito post-mortem.
Oslavia è passata alla storia come il settore più
cruento in cui si scontrarono gli eserciti contrapposti. Infatti
negli ambienti militari si dice “Nessun sito è tanto
caldo come Oslavia”, con riferimento all’inferno che
le artiglierie dei due schieramenti scatenarono nella zona.
Carlo
Infante