Giuseppe CESARO

Sergente Maggiore di Artiglieria, II Guerra Mondiale

Quando ho ricevuto la foto del Sergente Maggiore Giuseppe Cesaro, (nella foto è seduto al centro, sciabola in mano) ho subito pensato ad un Alpino, come presumeva anche la nipote, Matrona Cesaro che mi ha inviato le foto ed i suoi scarsi ricordi non essendoci più nessuno a ricordare i fatti come si svolsero esattamente, le date, cosa avesse fatto suo zio prima di indossare una divisa: di certo è che allo scoppio della guerra era allievo sottoufficiale alla Scuola di Artiglieria di Caserta. La prima foto che ho ricevuto, quella presente nel titolo, mi ha dato da pensare. Il cappello è da Alpino, questo è certo, ma dov'è la penna? E la fiamma della granata sopra i 2 cannoni incrociati non è da Alpino, né tantomeno le mostrine, e poi quel colletto che nella foto sembra nero... e sono nati i primi dubbi. Ho fatto delle ricerche ed ho appurato che in effetti il Cesaro non fu Alpino, ma servì la Patria in un reparto di artiglieria divisionale da montagna o sommeggiata, e imbattutomi nel Foglio d'Ordini del Ministero della Guerra datato 29 aprile 1940 - XVIII: N. 121 ho pensato che appartenesse alla G.a.F., la Guardia alla Frontiera. Dalla foto si evince dunque che il Cesaro era artigliere di montagna e il colletto della divisa che sembra nero è verde, mentre le mostrine devono essere gialle-arancio con banda nera. I colori dell'Acqui, ho pensato subito. La nipote ha chiesto lumi al Centro Documentale di Caserta, rimanendone shoccata: Giuseppe Cesaro risultava "renitente alla leva"! Semplicemente assurdo! Si fa richiesta all'Archivio di Stato di Caserta, che dopo mesi risponde di non avere nulla, e di rivolgersi al... Centro Documentale! Nel frattempo anche la mia idea che fosse stato un artigliere dell'Acqui risulta errata, perché comparando il colore in b/n delle sue mostrine con una altra foto in b/n di un artigliere della Divisione "Bergamo, di stanza in quel periodo proprio in Croazia, finalmente appuro con certeza che il Cesaro era nel 4° Rgt Artiglieria Divisionale da montagna "Carnaro" aggregato alla Divisione "Bergamo" del 5° Corpo d'Armata, fronte della Venezia-Giulia, II Armata.
La nipote si rivolge al Ministero della Difesa dove stanno preparando l'Albo d'Oro dei caduti Italiani nella II G.M. e questi confermano che il Cesaro non fu affatto un renitente, impegnandosi ad inviarle il suo stato di servizio. Passano i mesi, ed arriva la risposta: non hanno niente di più, e le consigliano di rivolgersi al... Centro Documentale! A questo punto decido di scrivere lo stesso la sua storia, e se riscontrate qualche errore o omissione... rivolgetevi al Centro Documentale!
Giuseppe nacque ad Aversa il 20 Gennaio 1918, terzo di nove figli, da Francesco e Matrona Fattore (originaria di Lusciano) all'inizio di via Diaz, in una grande casa di campagna come ce n'erano allora, accanto al cinema Vittoria il cui proprietario era lo stesso Francesco. La casa adesso non c'è più, e al suo posto, come nella famosa via Gluck, al posto di essa e dei campi svetta un palazzone di dieci piani a 3 scale dove vivono ancora figli e parenti di Francesco Cesaro.
Oltre al dato certo che non era sposato, e che altri 2 fratelli in armi erano uno in Grecia e l'altro in Eritrea (entrambi poi fatti prigionieri dagli inglesi), nessuna altra notizia su Giuseppe Cesaro, scuola, lavoro, attitudini, niente, e con la naturale scomparsa di chi ricordava, i momenti della sua vita si sono persi nelle nebbie del tempo.
E' certo che il 18 Dicenbre 1941, dopo essere stato di stanza a Fiume, il Cesaro è a Senj (Segna), Regno di Crozia: quella sera il 23enne Giuseppe "muore da valoroso durante un'azione di pattugliamento" come scrise Il Mattino di Napoli, Cronaca di Caserta del 27 Giugno 1963 nel riportare la cronaca del funerale. E per chi crede che ognuno ha già il suo destino assegnato e immodificabile, Giuseppe Cesaro era lì, in quel momento, perché si era offerto di sostituire un camerata ammalato. Non ci sarebbe dovuto andare, era stato dislocato in fureria in attesa di iniziare il corso per ufficiali, ma il suo animo generoso lo portò ad offrirsi volontario. I familiari ricordano che morì quella notte in un carro armato, ma la "Carnaro" non aveva carri armati, ma autoblindo.
Alla famiglia furono consegnate i suoi effetti personali, compresa la sciabola da sottoufficiale ed il pastrano che indossava quella notte, ancora sporco di sangue. La madre lo tinse e lo portò fino alla morte. Suo padre e un figlio partirono subito per la Crozia, affrontando le inevitabili insidie della guera, sfuggendo ai mitragliamenti aerei dei treni, superando disagi e fatiche per riportare il suo corpo a casa.
Tutto inutile. Così finita la guerra, cercarono di riaverne i resti per via diplomatica, e solo dopo 22 anni di lunghe trattative e stalli burocratici con il governo Jugoslavo fu possibile riportarlo a casa, ma Francesco Cesaro e Matrona Fattore, che si erano battuti tanto per averne le spoglie mortali, non c'erano più. In compenso le autorità cittadine e militari dell'epoca gli resero gli onori con un solenne funerale, picchetti d'onore militari e con la presenza di alte autorità militari, politiche e religiose locali. Ora Giuseppe Cesaro, riposa nella cappella di famiglia, nello stesso loculo dei suoi genitori.

Salvatore di Grazia

Fonti: Testo e adattamento grafico di Salvatore di Grazia su ricordi di Matrona Cesaro e ricerche personali; foto del Cesaro, del funerale e del giornale forniti da Matrona Cesaro.
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