San
Gennaro ad Aversa,
ovvero, come
smaltire 7444 messe arretrate...
e
salvarsi l'anima!
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Mi piace
girare per i "mercatini delle pulci", c'è sempre da
scoprire "qualcosa di nuovo, forse d'antico": vecchie immagini
di luoghi ormai mutati per sempre, cianfrusaglie di tutti i generi che
ti suscitano tanti ricordi che pensavi sepolti per sempre, e libri.
E quando trovi un libro di qualsiasi spessore e grandezza che parla
di "casa tua", della tua terra, arrivi al settimo cielo. Mi
capitò con "Aversa Normanna" originale e ancora intonso,
e posso ben capire dunque l'amico Carmine, ennesimo Aversano in esilio,
quando ebbe tra le mani ciò che leggerete adesso, riportando
alla memoria un monastero di cui solo in pochi ne hanno ancora un ricordo,
e di una storia di suorine oberate di lavoro che... Ma leggete!
Salvatore di Grazia
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Trovai
in vendita sui banchi di una fiera un vecchio volume rilegato in pergamena,
in condizioni non proprio eccelse. Il commerciante me lo aveva piazzato
davanti indicandomelo come libro su Aversa dicendomi con convinzione:
“...questo è un libro delle messe ” Mostrai interesse,
e lo sfogliai con grande curiosità: m’interessava capire
di cosa si trattasse esattamente, e cominciai ad esaminarlo con occhio
critico. A vederlo sembra solo uno dei tanti vecchi libri, ma non è
così! Un Aversano amante di Storia Patria potrebbe trovarvi validi
motivi d’interesse, trattandosi della “vacchetta”
del Monastero e Conservatorio di San Gennaro di Aversa. (1)
Il registro, la cui tenuta è peraltro ancora oggi obbligatoria,
contiene i nomi dei benefattori (defunti) del Monastero in suffragio
dei quali venivano celebrate Sante Messe sia nella cappella del Conservatorio,
sia presso l’altare maggiore.
Mi accorsi che riportava, diviso per anni e per mese, un elenco di persone
defunte, una specie di registro contabile riferito agli anni tra il
1860 ed il 1870.
La prima pagina denominata "Index" riportava questa
dicitura: "Conservatorium tenetur celebrare facere Missas sex
in qualibet hebdomada, excepta feria V pro anima D. Francisci de Fulgore…(il
Conservatorio s’obbliga a far celebrare sei Messe a settimana,
escluso il venerdi, per l’anima di Don Francesco De Fulgore.."
e poi “incipit annus 1860” e, a seguire, una serie
di nomi. Messe celebrate in occasione di anniversari di morte pro anima
di, e cito a caso, Maria Marino, Anna Maria Biancolella, Stefano
De Rosa, Giulia Bonomo, Cecilia Cavallino, Vittoria della Corte, Costanza
De Rosa, Ricciardi, Fiordiliso, Palmieri, Mormile etc. etc.. Una
sorta di scadenzario o di contabilità dell’anima.
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Visto che i cognomi suonavano
familiari, che effettivamente un riferimento ad Aversa esisteva, lo
sfogliai con calma, e giunto all’Incipit del 1870 trovai un riferimento
al Conservatorium di San Januarii ed al Monasterium di
Aversa, e dunque la "vacchetta" era di un monastero Aversano,
quello dedicato a San Gennaro!
Se vi mettete alla sua ricerca, o dell'annesso Conservatorio costruito
nel 1663, state pur certi che non lo troverete perché non esiste
più, in quanto fu abbattuto nel 1929. Le
notizie al riguardo ci dicono che il Monastero con il Conservatorio
(che era una sorta di collegio per le giovani fanciulle) di San Gennaro
insistesse sul sito originario del castello di Rainulfo Drengot. La
tesi, che ha trovato ulteriori assertori in epoca più recente,
venne formulata dal canonico seicentesco Majorana secondo il quale:
"castellum olim existebat ubi nunc existit conservatorium Virginum
S.Januariii” (2)
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La
cosa un po’ curiosa è che all’interno del volume
ho rinvenuto uno scritto datato 1821 contenente una supplica della Badessa
e delle religiose del Monastero alle Autorità ecclesiastiche
Pontificie per ottenere una dispensa dall’obbligo di celebrare
messe derivante dai “legati” (offerte) dei benefattori.
Il testo si divide
in due parti, la prima in italiano: ”La Badessa, le religiose
del Monastero nella Città di Aversa, con devozione espongono
alla Signoria Vostra come, attese le passate vicende dè tempi,
le riparazioni dovute fare al locale del Monastero, ed altre critiche
circostanze, si trovano ad avere un attrasso (3) (arretrato n.d.a.)
di S. Messe nel numero di 7444 fino a tutto il passato anno. Non essendo
assolutamente in grado di poterle far soddisfare, supplicano umilmente
la Vostra Paterna Clemenza, perché si degni accordagliene una
benigna assoluzione."
Considerato che l’argomento rientrava nel campo delle indulgenze
e della penitenza, l’istanza venne inoltrata alla Sacra Penitenzieria
Apostolica (Tribunale di cui la lettera reca il sigillo) dal Vescovo
di Aversa.
La seconda parte è data dalla risposta scritta sullo stesso foglio
e che in sintesi vi riporto(4): " a Voi Padre Vescovo di Aversa
Venerabile in Cristo, la Sacra Penitenzieria Apostolica concede le opportune
necessarie facoltà sia a voi Vescovo, sia attraverso il confessore
delle Monache perché sia sciolto l’obbligo della celebrazione
delle SS.Messe, fatti salvi eventuali ostacoli che possono derivare
dalle Autorità Sinodali della Diocesi in forza delle quali si
dovesse imporre il mantenimento dell’obbligo. Si suggerisce che
le messe in passato non soddisfatte, con cautela, e a discrezione del
Monastero, possano essere supplite con un ridotto numero di S.Messe
stabilito a loro giudizio ( cioè della Badessa e delle Monache
n.d.a.). Per le Messe in suffragio dei benefattori non celebrate,
la Sacra Penitenzieria dispone che esse vengano supplite con il tesoro
della Chiesa ed invita anche le Monache a fare una congrua e salutare
penitenza.
Dato in Roma dalla Sacra Penitenzieria il giorno 16 febbraio 1821.
Pietro Arcivescovo Iconiense Cancelliere (Sigillator).
Controfirmato dal Sacerdote Padre Castaldi Suo Segretario"
Esaminato
il testo si comprende meglio la ragione per cui il documento giaceva
nella "vacchetta" da quas i
duecento anni: qualcuno l’aveva inserito in quanto esso rappresentava
una sorta di autorizzazione data al convento per incamerare i legati
ricevuti per destinarli ad altri scopi, tipo restauri del monastero
etc, e non ai sacerdoti celebranti.
Se si calcola che le messe per le quali si chiedeva la dispensa erano
7444, s’intuisce che si trattava, con tutta probabilità,
di un bel gruzzolo. Colpisce anche il riferimento al “tesoro della
Chiesa” quale fonte di indulgenze cui attingere per compensare
(supplire…) quelle venute a mancare con la dispensa.
Come è noto ai cattolici meno distratti, non si tratta di un
tesoro venale o materiale ma, per così dire, di un insieme di
beni spirituali, di “meriti” che le anime sante hanno acquisito
presso Dio e che,nel nostro caso, potè “spendersi”
per il ristoro di quelle dei benefattori. Sia chiaro però, che
anche le Monache faranno la loro parte con una congrua e salutare penitenza...
E' da notare il grande
equilibrio del “provvedimento” con il quale viene accolta
la supplica che riesce, o almeno ci prova, a mettere tutti d’accordo
perché:
A) Rispetta il Sinodo Diocesano, cioè le regole della Chiesa
Locale eventualmente esistenti in materia;
B) Va incontro alle Monache ed alla Badessa che avendo assunto impegni
finanziari per la manutenzione del Monastero possono così far
fronte ai loro impegni;
C) Rispetta i doveri penitenziali e le aspettative d’indulgenza
delle famiglie e dei defunti benefattori.
Chissà però cosa avrebbero pensato le monache se avessero
potuto immaginare che poco più di cent’anni dopo anche
il loro Monastero sarebbe passato a miglior vita e che sarebbe stato
demolito per far posto ad un’importante istituzione cittadina
(non ecclesiastica, stavolta): il Manicomio Giudiziario.
Carmine
Tabarro
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| Note dell'Autore:
(1) Definita “vacchetta” per il tipo di materiale solitamente
adoperato nella rilegatura.
(2) G. Amirante: "Aversa dalle origini al settecento", E.S.I
ed. 1997 pagg. 52 e segg. in cui si forniscono informazioni sul Monastero
e sul Conservatorio di San Gennaro.
(3) Credo che con tale termine s’intendesse far riferimento al carico
dei legati arretrati e quindi dalle messe che dovevano essere celebrate.
(4) Il testo è in un latino “curiale” molto tecnico
che poco si presta ( sulla base delle mie conoscenze, s’intende)
ad una traduzione letterale. |
©Testo
e immagini di Carmine Tabarro, adattamento grafico di Salvatore di Grazia/www.aversalenostreradici.com
2009
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