Areto 'o ginnasio...

Ovvero, la toponomastica cittadina a modo nostro

Il ramo della mia famiglia, i “di Grazia” di piazza Savignano e dintorni, ha avuto anch’esso personaggi di tutti i tipi, “macchiettisti” come Nicola “é pagliarella”, "burberi" come "Vicienz é Luigione" o eclettici come l’autore del pezzo che vi propongo, cioè Vincenzo di Grazia, allora, e oggi, meglio conosciuto come Enzo di Grazia.
Stimato prof. di Liceo ad Aversa, “pittore” (così diceva il padre), politico e attivista di sinistra, passione presa da suo padre Arturo, (fratello di mio nonno, Direttore delle Poste ad Aversa e più volte eletto in Comune con il PCI), ed infine apprezzato critico d’arte nel Veneto. Tra una lezione e l’altra, tra un impegno politico e l’altro, il mio parente, (che "democraticamente" mi ha cancellato dalle sue amicizie su Facebook perché non sono del suo colore!) scriveva anche articoli e libri sulla storia di Aversa, libri che non avevo mai avuto modo di leggere finché l’altra "aversana in esilio", Matrona Cesaro non me ne ha regalato uno, e leggendolo, ho estrapolato il testo sulla toponomastica cittadina.
Il libro in questione “Aversa, aspetti di storia e di vita” è del 1971, e anche se da allora tante cose sono cambiate, la sostanza di base rimane sempre la stessa. I più attenti alle "cose nostre", noteranno, a pag.99, anche un “errore storico”, e mi riferisco al “Vicoletto delle Vergini", traversa semi-nascosta di via Roma. Il mio (ex!) parente la identifica con via Carlo Andreozzi, solo che non c’è mai stata una via Carlo Andreozzi al posto del “Vicoletto delle vergini”, che c’era già allora, e c’è tutt'ora…. Ed ecco il testo che ci riguarda della toponomastica cittadina, dalla pagina 96 alla 99...

"...Circa la toponomastica, qualche elemento caratteristico è senz'altro degno di nota. Il quartiere Lemitone prende il nome da via F. Orabona, comunemente detta «Il Lemitone ». Infatti, quando la zona cominciò ad essere abitata, questa via era solo un largo sentiero di campagna («limite» o, in dialetto, «Lemmeto») per cui fu comunemente definita «lemmetone » o «Lemitone», definizione allargata poi a tutto il quartiere, e mantenutasi nel tempo. Inoltre, la zona, prima che fosse abitata intensamente, era denominata «Starza dell'Annunziata», e il termine è rimasto appiccicato alla via Onofrio Marchione, comunemente nota come «dietro la Starza».
Nello stesso quartiere è da notare che il corso Bersaglieri è detto comunemente anche «areto 'a chiazza 'e penne»: di questa definizione è difficile dare una chiara spiegazione; ma si riallaccia forse ad un elemento locale oggi scomparso; analogamente la via Magenta è conosciuta come «abbascio 'e fuosse», che può tradursi «in fondo ai fossi» e denuncia un qualche riferimento alle condizioni della strada nel passato.
Nella zona di Savignano, da notare la denominazione di “via Torretta”, dovuta forse ad un elemento edilizio del vicino complesso dell'Annunziata: la via è anche nota come «areto 'o cavone» dall'alveo Annarosa (croce e delizia della città) che le scorre a fianco. Via Toti è più nota come «areto’e Capune» dal palazzo Capone ivi esistente.
Via Piave
è definita «areto 'o canciello» da un cancello non più esistente che circondava la zona. Via Isonzo è nota come «areto 'a mandera» (dietro la mandria) definizione dovuta alla presenza, fino a qualche anno fa, di molti pastori nella zona di Savignano. Via Lamarmora è «abbascio ’a funnina » e la definizione è da mettere in relazione col fatto che, essendo la zona in declivio, allorché la rete fognante di Aversa era insufficiente, le acque piovane della zona vi si scaricavano allagandola («curreva 'a lava »); di queste alluvioni la più famosa del nostro tempo risale al 1948, quando la zona fu invasa da una fiumana d'acqua che in qualche momento raggiunse il metro e mezzo di altezza; ma, fino a qualche anno fa, quello dell'alluvione era un episodio che si ripeteva quasi immancabilmente ogni anno con gravi danni per tutta la zona. Via Cadorna è detta «areto 'o palazzo» dalla presenza di un palazzo con due uscite, su questa via e su via Roma.
Il fenomeno dell’alluvione interessa anche piazza Vitt. Emanuele, che, dalla configurazione del terreno, è detta «abbascio 'a scesa». Via G. Andreozzi era fino a pochi anni fa “via Parco”, in ricordo di un parco che ivi esisteva. Il tratto estremo a nord di via Saporito è ancora oggi indicato come «abbascio ’e Scauze» per via del soppresso convento degli Agostiniani Scalzi. Piazza Trieste e Trento è ancora detta più semplicemente «’o quartiere» dall'antico quartiere di cavalleria che vi aveva stanza. Piazza Cirillo è «areto ’o Ginnasio» anche oggi, pur essendosi trasferito il Liceo altrove; prima di questa aveva la denominazione di «areto San Gennaro» dal soppresso convento delle Salesiane.
Corso Umberto I
è rimasta «via Seggio», perché qui si trovava il Seggio della Nobiltà di S. Antonio poi scomparso. Via Vitt. Emanuele III era via della Consolazione ed è conosciuta come « areto 'a Cunzulazione» per via dell’edicola ancora esistente. Un tratto di via C. Golia è definito «areto ’e rammare» perché vi abitavano molti artigiani del rame. Via Drengot è ancora «areto 'a Scalella»: alcuni abitanti di Scala, città nei pressi di Amalfi, nel 1137, al tempo delle scorrerie dei Saraceni sulle coste del Tirreno, essendo stata distrutta la loro città, si rifugiarono ad Aversa e si sistemarono in questa via che divenne la « piccola Scala » o «Scalella», nome che è rimasto immutato nei secoli. Via S. Marta è detta ancora «areto ’a ghiacciera» per via della fabbrica di bibite «Motti» che ivi esiste e che produce, tra l’altro, anche le «bacchette» di ghiaccio per i «chioschi dell'acqua» o per i pubblici esercizi, prima dell'adozione delle celle frigorifere.
Tra via Piave e piazza Vittorio Emanuele esiste una traversa, che fa angolo con via Isonzo, denominata via Tribunali: questo nome è dovuto al fatto che vi aveva sede il Tribunale di Campagna con le Carceri Regio nel castello e poi sede del Deposito di P.S.; il Reclusorio vi ebbe sede fino alla I Guerra Mondiale, quando fu soppresso. Tra via Cadorna e via Roma, di fronte a via Iommelli, c'è un vicoletto detto via delle Vergini (oggi via Carlo Andreozzi) che prende nome da un convento istituito nel 1520 e poi soppresso.
La piazza S. Lucia, al termine di via S. Nicola, è detta comunemente «'ncopp'a catena» (sopra la catena) perché, durante le frequenti alluvioni, veniva usata per il passaggio una passerella legata ad una grossa catena. Nella zona di Savignano esiste una via interna detta via Filatoio: il nome deriva dal fatto che ivi erano numerosi i lavoranti della canapa che veniva « filata » per ricavarne corde.
Piazza Amedeo (la villa comunale) è comunemente nota come «l'uorto 'e Vagna» dall'antica definizione di «Orto dei Bagni» caduta in disuso. Altre denominazioni particolari e interessanti non mi sovvengono, non mi sono note o sono cadute in disuso...
"

Molti lettori non avranno mai sentito parlare dell'alveo "Annarosa" meglio conosciuto come "ò cavone", oppure della fabbrica di ghiaccio di Motti, questo perché l'Autore parla della realtà del suo tempo, quella della fine degli anni '60 del secolo scorso, al momento cioè della stampa di questo suo libro. Comunque, se qualcuno volesse integrare questo testo con altri termini dialettali non presenti in questo brano, riferiti a strade o zone della città, è sempre il benvenuto. Resta il fatto che via Carlo Andreozzi non è mai esistita! (Vendetta, tremenda vendetta!)

Salvatore di Grazia

Fonte: Aversa aspetti di storia e di vita - Athena Mediterranea Ed. 1971 - di Enzo di Grazia, su autorizzazione dell'autore. - La foto del "vicoletto delle vergini" è rispresa da Google Maps. - © Salvatore di Grazia /www.aversalenostrerardici.com 2013