1861: Un caso di frode all’Ufficio Postale di Aversa

Breve storia di una truffa postale (che ancora gode di ottima salute) a cavallo di una tumultuosa epoca cruciale per la nostra terra, ovvero, l'arte di arrangiarsi per risparmiare qualche soldino, e la "cecità" evidente dell'impiegato postale di Aversa che annullò un francobollo già annullato. E' probabile l'ipotesi che ne fa il nostro "aversano in esilio" autore di questo pezzo, e cioè che il destintario era un tipo da non disturbare chiedendogli di pagare una tassa...

Le frodi postali rappresentano un settore assai interessante nel campo della filatelia e più in generale della storia postale.
Con l’adozione del francobollo come sistema standardizzato per il pagamento del costo della tariffa postale, la maggior parte di esse si realizzavano asportando il francobollo usato per poterlo riutilizzare... cosa che accade ancora oggi.
Infatti, per marcarne l’avvenuto uso, i francobolli del Regno di Napoli venivano obliterati con un bollo recante la scritta “annullato” in cartella che veniva accoppiato al bollo datario dell’ufficio.
Tale sistema non era però d’ostacolo al “prelievo” del francobollo obliterato per un nuovo utilizzo da parte di impiegati poco onesti, essendo abbastanza semplice far coincidere i timbri.

Di fronte alla diffusione di tale pratica, le amministrazioni postali corsero ai ripari adottando sistemi di annullamento dei francobolli che “annullassero” anche ogni possibilità di un loro reimpiego.

Fu così che le Poste Napoletane accantonarono il vecchio annullatore in cartella ed impiegarono nuovi tipi di impronte dette a “svolazzo” tutti diversi tra loro e di forma curva.
Questo faceva sì che il francobollo in tal modo annullato non potesse essere riutilizzato essendo praticamente impossibile far coincidere la scritta.
Tali annullatori furono divisi in 36 tipi ognuno dei quali fu in uso a sei uffici postali diversi,più uno in uso singolo.
Adoperati a partire dall’agosto del 1860 al dicembre del 1861 negli uffici postali delle Terre al di qua del faro del Regno delle Due Sicilie (che poi, con il Governo luogotenenziale, furono denominate Province Napoletane), i cosiddetti svolazzi rappresentano un unicum nella storia postale ed hanno sempre suscitato grandissima attenzione da parte dei collezionisti e degli appassionati per la loro bellezza e, talvolta, per la loro rarità.
Li rinveniamo apposti sia a francobolli del Regno di Napoli e sia a valori emessi appositamente per le Province Napoletane (1).
All’ufficio postale di Aversa fu assegnato il tipo "numero 11" che vedete qui a destra raffigurato.

E l’annullo fu adoperato anche per la lettera esaminata che merita la nostra attenzione poiché rappresenta uno “spettacolare” caso di frode.
Siamo nell’aprile del 1861 e l’originaria affrancatura (probabilmente un due grana) viene asportata dalla lettera e sostituita con un mezzo tornese verde-giallo, peraltro precedentemente annullato. (2) .
L’impiegato di Chieti appose il suo bollo e così fece quello di Aversa, “ratificando” l’avvenuta frode con l’apposizione del raro svolazzo "tipo 11" che, come già detto, era quello in uso all’ufficio della nostra città.
Probabilmente ciò avvenne per evitare di dover chiedere al destinatario, per il suo rango o per altri motivi, il pagamento della tassa.


1. Si tratta di una serie catalogata nel periodo Regno d’Italia recante l’effige di Vittorio Emanuele II ma i cui valori vennero riportati in grana anziché in lire a causa della scarsa familiarità delle popolazioni napoletane con il nuovo conio. Restarono in uso fino al 14 febbraio del 1862 dopodichè furono sostituiti con una nuova emissione in lire.


2. Era la tariffa in vigore per le stampe

Carmine Tabarro
Testo e immagini di Carmine Tabarro, prefazione di Salvatore di Grazia
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