La pietra di San Girolamo

Dopo la "polacca" ecco un altro prodotto più antico, tipico Aversano docg, anche se è brutto a vedersi: era un dolce che si preparava di solito in prossimità dei pellegrinaggi di dicembre degli Aversani a Bari per la festa di San Nicola di Bari e a San Gerardo Maiella, passando per il Santuario di Montevergine. Come già detto, il dolce è brutto a vedersi, tant'è che si usò, e si usa ancora tutt'oggi a mò di sfottò, dire ad una ragazza non proprio carina “Si brutt comm’ a preta e San Girolamo”. E in effetti è davvero bruttina, ma buonissima a gustarsi, insomma è un croccante fatto con mandorle poco tostate, cacao amaro e zucchero, creato e "pubblicizzato" dalle suore del convento di S. Girolamo, da cui prende il nome. Si narra che il Santo eremita, non potendosi rifiutare di dare il nome ad un dolce, pretese che avesse la consistenza e la forma della pietra sulla quale scriveva la Vulgata, e ciò per mitigare gli eccessi di gola dei consumatori
Questa è la ricetta, tramandata da madre in figlia che la signora Luisa Croce ci ha fatto pervenire, come le insegnò sua madre Maria Vincenza Oliva.
Ma suo fratello, Benedetto Croce è un assertore dell'uso delle nocciole tostate al posto delle mandorle, e consultata una fonte super-partes (mia madre) posso dire con assoluta certezza che questa è una variante, dipende dal gusto personale.

Le foto che vedete sono il risultato del lavoro della signora Luisa, che ringraziamo. Ovviamente sono "pietre" tradizionali, con le mandorle, come tradizione comanda.

Ingredienti: 1 Kg di Zucchero, 250 cc di acqua, 90 g di Cacao amaro, 300 grammi di mandorle non molto tostate
Procedura: Mettete in un tegame lo zucchero, l’acqua e il cacao; cuocete il tutto finché lo zucchero raggiunge quasi lo stato di solidità, ma attenzione, non deve caramellare. Aggiungete a questo punto le mandorle e dopo qualche minuto togliete il tutto dal fuoco e versatelo in contenitori rotondi unti di olio. Rimuovete "le pietre" dai contenitori appena si sono raffreddate.


© Luisa Croce, Luigi Marino; Commento e foto: Salvatore di Grazia