Enrico Altavilla
Fondatore della psicologia giudiziaria

Terra di musicisti, martiri, e letterati, Aversa è anche una prolifica terra di studiosi della mente umana che tende verso la “parte oscura”, ed Enrico Altavilla ne è stato un illustre esponente, anche se il suo ricordo e la sua fama è molto circoscritta, e data la “materia” che trattò, non può essere altrimenti. Nato ad Aversa il 27 gennaio 1883, già da studente universitario pubblicò il suo 1° libro, “Il suicidio, intuizioni psicologiche e documentazioni statistiche”. Ne pubblicò anche un secondo, con l'editore Morano di Napoli, nel quale approfondiva l'esame del suicidio nell'indagine giudiziaria e nel diritto, proponendo una sua classificazione dei suicidi che riscosse unanimi consensi. Si laureò a pieni voti in Giurisprudenza con la tesi: “I fattori della delinquenza colposa”. Conseguì la libera docenza in Diritto e Procedura penale nell'Università di Napoli, e insegnò più volte sia questa disciplina che l’antropologia criminale: aveva iniziato l'insegnamento universitario con una dotta prolusione dal titolo “Dalla fase psicologica della antropologia criminale alla fase giuridica del diritto penale”.
Fu insignito della medaglia d'oro dal Ministro della Sanità Pubblica, fu membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e, per oltre quindici anni, Commissario straordinario della Federazione d'Italia dell'Opera Maternità ed Infanzia. Accademico della Pontaniana, membro onorario dell'Accademia di Medicina legale, Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e Procuratori di Napoli, fu insignito dal Governo Argentino del diploma di scienze criminologiche e Medicina legale. Presidente del Consiglio di Profilassi Sociale di Parigi, e membro del Consiglio d'Europa per le scienze criminologiche e giuridiche.
Con l'Angiolini, fu il primo studioso ad affrontare la ricerca biologica ed ambientale del delinquente colposo, ma Cesare Lombroso si dimostrò perplesso e ritenne che nessun valore potesse avere la ricerca antropologica, ma in seguito si convinse. Durante la II Guerra Mondiale uscì una seconda edizione del volume dell'Altavilla, tradotto poi anche in spagnolo, e più tardi fu ristampo nella sua completezza dalla UTET. Il libro si compone di due parti, ognuna delle quali si divide in trattazioni diverse: il 1° volume studia la colpa in generale, il 2° esamina quella penale, l’etiologia e la profilassi del delitto colposo, la pericolosità, la classificazione e i mezzi di difesa sociale.
L'Altavilla si occupò ancora di colpa, e le sue teorie furono accolte nel codice penale italiano, nel quale fu recepita la proposta di rendere possibile in forma facoltativa la recidiva fra delitto doloso e reato colposo. In alcuni articoli pubblicati su riviste italiane e polacche, egli approfondì la sua teoria e propose l'aggiunta di altre due classi: quelle dei delinquenti minorenni e dei colposi. In tal modo la classificazione proposta dal Ferri fu ampliata e distinta in più categorie: a) delinquenti nati (Lombroso), istintivi (Ferri), per tendenza o costituzionali (di Tullio), endogeni (Sommer, Altavilla); b) abituali; e) emotivi e passionali; d) occasionali; e) folli; f) dolosi e colposi; g) minorenni e maggiorenni.
L'Altavilla dedicò alla dinamica del delitto un'ampia trattazione in due volumi, (1953) nei quali il delinquente non è studiato nell'immobilità psicosomatica, ma negli atteggiamenti dinamici che precedono, accompagnano e susseguono il resto.
Illustrò anche l'attività giudiziaria civilista fornendo ai magistrati, agli avvocati e a tutti gli studiosi una guida sicura e capace di suggerire i criteri necessari alla disciplina di ogni rapporto giudiziario. Studiò, inoltre, la condotta umana nei suoi rapporti con l'ambiente dimostrando come essa possa, a volte, rivelare una condotta illecita ma non criminosa. Pertanto, poiché non sarebbe sufficiente il diritto penale per la disciplina di determinati rapporti non costituenti reati, egli precisò una disciplina giuridica nell'ambito del diritto civile e commerciale.
La sua produzione scientifica si sviluppò su un vasto piano in cui si compongono l’identificazione del colpevole e la conoscenza della sua personalità: e se dapprima il magistrato ricorreva, per l’accertamento della verità e delle responsabilità soltanto ai testimoni, spetta ad Enrico Altavilla il merito di aver allargato l'indagine a tutti i vari attori del dramma giudiziario: imputato, testimone, perito, soggetto passivo, interprete, etc.
Morì a Napoli il 5 Febbraio del 1968: Aversa, sua città natale gli ha dedicato una importante arteria nel "borgo", e lo stesso ha fatto il Comune di Napoli, giacché fu anche Presidente della provincia, e non come "loro concittadino" come molti si ostinano a credere.

Salvatore di Grazia

Fonte: “Figure nel tempo” di Domenico Ragozzino ripreso e adattato dal web