Dopo la presentazione di Gaspare Virgilio,
non potevo non ricordare il suo successore, un allievo che superò,
e alla grande, il maestro. Così, grazie al mio efficacissimo motore
di ricerca, il dott. Luigi Marino, ecco la vita di uno dei più
famosi “Aversani celebri”, il dott. Filippo Saporito.
Filippo Saporito,
nacque il 19 luglio1870 e fu quasi "figlio d'arte"
giacché il nonno era medico alla Maddalena. Dai due zii sacerdoti
fu educato alle lingue classiche, alla retorica, alla filosofia e alle
matematiche, ma preferì seguire le orme del nonno studiando medicina,
e già prima di laurearsi era interno dell'ospedale Psichiatrico
della Maddalena.
Nel 1896 si laureò e ben presto cominciò
a dare alle stampe i risultati dei suoi studi. Così abbiamo i lavori
sul cloralosio, su un disturbo del linguaggio, sul trionale, un caso di
paralisi infantile (Annales Medico-Psicologique Paris), sulla scissura
di Orlanod, sulla dottrina di Flechsig.
Nel 1907 la sua vita ebbe una svolta decisiva. Aversa
come aveva avuto il primo Manicomio civile d'Italia, divenne sede anche
del primo Manicomio Giudiziario diretto da Gaspare Virgilio.
Fu istituito nell'antica "Casa penale per invalidi" con la denominazione
di "Sezione per maniaci", che accolse un primo nucleo di 19
pazzi criminali. Il locale in origine era il convento di San Francesco
di Paola, sorto nel 1558 presso la Porta Intoreglia e soppresso nel 1808
assieme ad altri della città ed adibito ad alloggio militare; nel
1812 divenne"Casa correzionale della provincia".
Mentre a Roma si decideva quasi di sopprimere questo manicomio, per tanti
motivi, il Dott. Virgilio ne lasciò la Direzione e il Saporito
ne prese il posto. Saporito rinnovò subito l'Istituto sia nell'aspetto
statico che nelle cure agli ammalati e nella organizzazione, tanto che
il Ferri così scriveva nel 1907 negli Annali "Scuola
Positiva": "In Italia il Saporito, succedendo al Virgilio
nella direzione del Manicomio di Aversa, ha fatto di questo - col lavoro
degli stessi pazzi delinquenti - un manicomio giudiziario modello, col
razionale trattamento dei reclusi e con larga applicazione del lavoro,
divenendo molto redditizio; tanto che non esitai, in seguito alla più
recente visita ivi fatta (nel 1926) con gli allievi della mia Scuola di
applicazione Giuridico-Criminale di Roma, a dichiarare che il Manicomio
giudiziario di Aversa è superiore per ordinamento interno, anche
al famoso manicomio criminale di Broadoor in Inghilterra".
A Roma ci ripensarono e con il suo interessamento il Saporito ebbe lo
storico edificio della Caserma di Cavalleria ex Castello Aragonese
dove spostò il Manicomio Giudiziario, che alla sua morte prenderà
il suo nome.
Il Saporito è stato il più grande studioso di antropologia
criminale, un autentico scienziato. Il suo nome era conosciuto in tutta
Italia e all'estero, a lui venivano affidate le perizie più impegnative.
Iniziò con la perizia al brigante Musolino, quella
rimasta celebre a Vincenzo Paternò, uccisore della
Contessa Giulia Trigona di S. Elia, Dama di Corte della Regina, ad Antonio
Gramsci, politico comunista confinato dal regime fascista, e
terminò con un’altra “celebre” perizia, quella
alla contessa Pia Bellentani, per la quale impiegò
ben due anni per stenderla. Si diede anche alla politica locale, e fu
il primo eletto nelle elezioni Comunali del 1914, e cercò
di rendere più vivibile la città. Sul lavoro era costantemente
aggiornato sugli ultimi successi della psichiatria, sui nuovi metodi di
cura, e dal 1920 al 1930 pubblicò
una serie di studi sulla riforma del diritto penale, sulla tubercolosi
e la criminalità, sulla riforma carceraria, sul binomio giudice-biologo,
sul lavoro carcerario, e altro ancora. Il risultato del suo lavoro fu
esposto nei più importanti congressi mondiali dell'epoca e il Saporito
era convinto assertore che "...bisogna studiare i criminali,
perché il più delle volte sono malati, rieducarli perché
spesso sono perversi, prevenirli perché quasi sempre sono emendabili".
Tra una perizia a “famosi” e non dell’epoca, da buon
vicino di casa fece, e forse fu l’ultima, anche una perizia ad una
mia zia, già. Mia nonna materna “Anna à barunessa”
vicina di casa del Saporito (ci sono 50 metri da palazzo Comparone a villa
Saporito) si rivolse a lui per cercare di capire cosa passava nella mente
di “Angelina”, la sua ultima figlia. Mia zia vedeva Santi
e Madonne dappertutto, voleva farsi assolutamente suora, e poiché
le botte quotidiane che le dava l’energica mamma sua non la dissuadevano,
questa cercò l’aiuto del professore come ultimo tentativo
per farla ragionare.
Il Saporito la visitò, e alla fine disse a mia nonna: “ Nanninè,
si vuò fà stà bona à tua figlia,
falla fà monaca...” e così, Angela Comparone
nel febbraio del 1955 realizzò il suo ideale di vita e divenne
"Suor Caterina" Comparone. A sinistra, la foto di quel giorno,
con "Anna à barunessa" che guarda ancora imbufalita la
figlia e nonno Salvatore con l'aria rassegnata. Lei è felice, e
si vede.
Il Saporito era già meritatamente in “pensione” all’epoca
di questa “perizia” e del risultato di essa, si era ritirato
nella sua splendida villa gentilizia di via Drengot, dove morì
il 30 Ottobre del 1955.
© Testo
e foto di Salvatore di Grazia, ricerche del dott. Luigi Marino. Ogni riproduzione
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