«Cool Jazz è un termine stupido. Il jazz che noi si suonava non era affatto freddo. Era rilassato, era privo di spettacolarità, era serio e impegnato, questo sì, ma non era certo freddo.» (Lennie Tristano)
Leonard Joseph Tristano, detto "Lennie", pianista e compositore jazz, caposcuola dello stile “cool” e pioniere dello stile “free”, nasce a Chicago il 19 marzo del 1919, secondo di quattro fratelli di una umile famiglia di emigranti italiani originaria di Aversa (Caserta). Era la Chicago delle prime guerre tra bande quella che lo vide nascere, e che ne seguì i primi passi in un campo, il jazz, quasi esclusivo appannaggio dei musicisti di colore. Era una New York pervasa dall'euforia postbellica quella che, trent'anni dopo, avrebbe accolto con ammirazione il pianista italo-americano dalle mani fatate, creandone un mito della grande stagione jazz americana. Ma la strada era ancora lunga e dura. Ancora in fasce, Leonard venne colpito dall'influenza “spagnola” che sarà poi la causa di una crescita lentissima e di una progressiva perdita della vista che, all’età di nove anni, si trasformerà in completa cecità. Per tal motivo, nel 1929, il piccolo Lennie è costretto, dopo varie bocciature, a lasciare la scuola pubblica di Chicago e ad iscriversi ad un istituto per ciechi che si trova in una altra cittadina dell'Illinois. Qui rimane per diversi anni e, nonostante la lontananza dalla famiglia e la dura disciplina del collegio, riesce a farsi notare per le sue notevoli inclinazioni per la matematica e, soprattutto, per la musica (in realtà, fin dalla più tenera età, suonava il piano “ad orecchio”).

Il piccolo Lennie inizia dunque a studiare con impegno il pianoforte, il sax tenore, il sax alto, il clarinetto ed il violoncello, giungendo infine a dirigere l'orchestra della scuola per ciechi. Nel 1938, accompagnato dal suo stesso insegnante, entra alla “American Conservatory” di Chicago dove in poco meno di due anni, rispetto ai quattro previsti dal corso di studi, consegue il titolo di Bachelor of music, ma obbligato dal regolamento del conservatorio a studiare per almeno tre anni, si diploma anche in pianoforte e composizione. Non potendo disporre dei 500 dollari richiesti dal Conservatorio, Lennie deve rinunciare al diploma di Master of Arts col quale avrebbe completato il suo curriculum di studi musicali. Ma di questa “lacuna” non si preoccuperà mai più di tanto. Nel 1941 lascia dunque il Conservatorio, compone un quartetto d’ archi ed inizia ad esibirsi in alcuni night club di Chicago. Nel 1943, invece, inizia l’attività didattica come insegnante presso la “Christensen School of Music” di Chicago. Di sera arrotonderà lo stipendio suonando nei locali notturni in piccole formazioni di “Dixieland” e di musica da ballo, escluso dai locali jazz perché i proprietari ancora non avevano la minima comprensione delle concezioni musicali che gli giravano per la testa fino a che Lee Konitz, dopo averlo ascoltato, si convertì ai suoi ideali jazzistici.

Gli piace la musica del grande pianista jazz Art Tatum, che riesce ad imitare a perfezione, ma il pubblico dei night lo consacra ben presto come “il re della rumba”. Risalgono al 1945 le sue prime incisioni “ufficiali” in sestetto ed in assolo (che saranno pubblicate solo alla fine degli anni ’70). Nello stesso anno, in luglio, sposa la cantante jazz Judy Moore, conosciuta a Chicago. Intanto stravedono per lui alcuni giovani musicisti jazz tra i quali il bassista Chubby Jackson, il già citato altosassofonista Lee Konitz ed il chitarrista Billy Bauer che ben presto saranno annoverati tra i primi seguaci di quello stile “cool” di cui lo stesso Tristano verrà designato caposcuola.

Tra il ‘46 ed il ‘47 Tristano accetta il consiglio dell’amico Chubby Jackson che lo invita a trasferirsi nella metropoli della “Grande Mela”. Qui, con Billy Bauer, nasce il primo “Lennie Tristano trio” che viene quasi subito scritturato da vari locali di Long Island, Freeport e della stessa New York (il primo concerto si tiene al “Three Deuces” sulla 52ma Strada). Seguono varie incisioni per la casa discografica Keynote che aprono la stagione del suo grande successo. La musica di Tristano affascina per le atmosfere ed attira per l’originalità. L’entusiasmo degli ascoltatori, non solo di musica jazz, si moltiplica giorno per giorno insieme al numero dei fans. Ed arrivano così per Lennie le soddisfazioni personali e soprattutto economiche. Brani come Wow, Crosscurrent, Sax of a kind, Judy (dedicato alla moglie) e Marionette rappresentano alcuni dei numerosi successi di quegli anni che consacrano Tristano come il mitico caposcuola del "cool jazz" (jazz freddo); un termine che indicava una particolare corrente della musica jazz e che lui, da buon purista della musica, non avrebbe mai accettato.Nel 1949 il suo successo negli “States” giunge all’apice. A gennaio, infatti, incide per la casa discografica New Jazz (poi Prestige); tra marzo e maggio, registra per la Capitol e suona al “Clique” di Broadway ed infine, il 13 maggio, negli studi della Capitol (con Konitz, Bauer, Fishkin e Marsh) incide Intuition, e proprio Intuition con Disgression brani che, secondo i critici musicali, anticipano di venti anni la stagione del free jazz. Il crescente apprezzamento da parte della critica musicale lo porta a vincere, nel 1950, il premio della rivista specializzata Metronome. I grandi successi personali non cambiarono però l'indole del musicista cieco italiano. Per lui tutte le soddisfazioni musicali non lo ricompensavano dei sacrifici costretti a subire nella professione di musicista di locali notturni: egli vedeva il proprio futuro soltanto nel campo dell'insegnamento e ad esso si dedicò sull'onda dei suoi successi. Ed è così che nel giugno del 1951 apre uno studio sulla 32ma strada a Manhattan dove si dedica quasi esclusivamente all'insegnamento della musica. Saranno suoi allievi molti jazzisti italo-americani divenuti poi importanti, come il trombettista Don Ferrara, il compositore William Russo, il clarinettista John La Porta ed il pianista Sal Mosca. Sono soltanto alcuni degli italoamericani che nel loro maestro trovarono i consigli più validi per emergere nel difficile mondo della musica jazz. Contemporaneamente fonda una propria etichetta discografica, la Jazz (che poi cambierà nome in Jazz Records). Gli rimane, tuttavia, un po’ di tempo per i concerti dal vivo. Tra le varie esibizioni in alcuni locali newyorchesi riesce ad incidere alcuni dischi, tra cui Tristano che è tuttora annoverato come il suo capolavoro in assoluto. In tale album è compreso il brano Requiem, un lancinante blues dedicato alla memoria di un suo carissimo amico appena scomparso, ovvero il grande sassofonista Charlie Parker. La storia vuole che, mentre si trovava in sala d'incisione, gli venisse annunciata la morte di Charlie Parker e che questo sia stato l'omaggio al grande jazzista. Un altra caratteristica in questo Lp è il brano Turkish Mambo dove, forse per la prima volta nel jazz, viene utilizzata la registazione su più tracce rimixate in fase finale. Tristano lo ha sempre negato ma, ascoltando il pezzo, appare evidente che due mani, a suonarlo, non bastano. Nel ’52, suona ancora a New York, Chicago, Washington ed in Canada, a Toronto (ma le registrazioni di quei concerti saranno pubblicate dalla Jazz Records solo nel 1989). Riprende ad incidere nel 1953 con Descent into the Maelstrom, brano palesemente ispirato all’omonimo racconto di Edgar Allan Poe che sconvolge per la sua “stranezza sonora”; motivo per il quale i critici musicali lo considereranno una chiara anticipazione dello stile free. Dopo questa parentesi Tristano chiude lo studio sulla 32ma strada (1956) e diventa sempre più refrattario alle richieste di esibizioni dal vivo. Grazie ad uno stratagemma riescono a fargli cambiare idea, nel ’58, due fratelli italo-americani, Mike e Sonny Canterino, che gestiscono il club Half Note al Greenwich Village di New York. Quale fu lo stratagemma? I succulenti piatti della cucina tipica italiana a cui Tristano non riesce in alcun modo a resistere! Torna in studio di registrazione solo nel 1962 per registrare in assolo l’album The new Tristano pubblicato dalla Atlantic Records e considerato come una delle migliori incisioni per piano solo nella storia del jazz.. I suoi fans statunitensi riescono a rivederlo nel 1964, in televisione, attraverso un documentario della emittente Cbs intitolato "Look up & Live: Jazz at the Half Note” e consistente nella registrazione, vecchia di sei anni, di un suo concerto in trio con Konitz e Marsh.

Vincendo la sua nota misantropia mista ad indolenza accetta nel 1965 una tournée in Europa dove è da tempo richiesto. La prima tappa è in Italia dove suona a Milano ed a Padova.
Il 30 ottobre dello stesso anno si esibisce a Berlino nell’ambito del “Piano summit” promosso dal teatro Philarmonie: una autentica passerella di “all stars” del pianismo jazz che vede lo stesso Tristano alternarsi a big come Hines, Byard, Evans, Lewis e Wilson.
Il giorno successivo suona in Danimarca, a Copenhagen, nei famosi “Tivoli Gardens”, dove il concerto viene interamente registrato (ma pubblicato postumo dalla Jazz Records nel 1998). Tre anni dopo si esibisce in Gran Bretagna, ad Harrogate, e nel 1969, di nuovo in Germania, a Berlino, in occasione delle Giornate del Jazz. L’ultimo concerto europeo, e probabilmente anche l’ultimo in assoluto della sua carriera, lo tiene a Leeds in Gran Bretagna.
Dopo il rientro a casa, a New York, Tristano diventa sempre più solitario e polemico.Nel 1974 rifiutò di apparire alla Carnegie Hall per il concerto in suo onore organizzato dalla New York Jazz Repertory Company,e soprattutto rifiutò di incidere nuovi dischi per evitare di finire nel "business" musicale: "..io non ho alcuna intenzione di prostituirmi alla musica commerciale" è la sua ricorrente motivazione. A partire dal 1975 Tristano si eclissa definitivamente dalle scene riprendendo ad insegnare musica presso la sua abitazione di New York. In questo periodo ama ripetere:"Quando si fanno concerti, quando la propria carriera consiste nel fare musica, lo si deve fare sempre. Ma, per me, essere nel mondo significa trovarmi in un luogo molto insicuro e pericoloso. Perciò preferisco di gran lunga stare a casa ad insegnare ed incidere nastri." Tristano entrò così definitivamente nell'ombra lasciando ad altri personaggi lo scettro dello spettacolo e della gloria. Per lui, amante di una musica tutta intuitiva, il tempo si era fermato sulle note e nelle rarefatte atmosfere dei ritmi. L' 8 novembre 1978 la morte lo sorprende all'età di 59 anni. La notizia del suo decesso non giunge immediatamente in Europa, anzi in Italia è resa nota solo ai primi di dicembre.
A sinistra stralcio dell'articolo apparso sul Corriere della Sera del 3 Dicembre firmato da Vittorio Franchini, e a destra il breve trafiletto, non firmato, apparso su Il Manifesto dell'8 Dicembre. Come quasi tutti i "geni artistici", Lennie Tristano accoppiava alla immensa sensibilità una poco piacevole scontrosità di carattere che solo in parte poteva essere giustificata dal suo handicap fisico. Tale ultima caratteristica (per molti versi simile a quella di altri grandi talenti del jazz come Thelonious Monk e Bud Powell) lo portò in più di un occasione ad ingaggiare furiose polemiche con i mass-media, il business musicale e perfino con il suo pubblico.
Ma il tutto in nome ed all’insegna di una purezza che era quella dell’ “epoca d’oro” del jazz; un epoca che purtroppo stava tramontando, e per lui, amante di una musica tutta intuitiva, il tempo si era fermato sulle note e nelle rarefatte atmosfere dei ritmi. Oggi il grande Lennie è una leggenda riconosciuta della musica jazz bianca (forse l'unico jazz bianco originale ) e lui ci era entrato in punta di polpastrelli e sulle ali della sua tastiera di pianoforte: tra i musicisti ispirati da lui si annoverano Lee Konitz, Charles Mingus, Connie Crothers, Sal Mosca, Herbie Hancock e Bill Evans.
Il 18 novembre 1988, ovvero esattamente a dieci anni dalla sua morte, la città di Aversa, ad iniziativa del jazz club a lui intitolato e che ha sede, appunto, nella città di origine della sua famiglia, gli intitolò una strada, la prima in Italia dedicata ad un jazzista!
 
Siti web consultati:http://www.assmav.com, testo di Mario Francese - http://ciaoit.com senza l'autore della biografia, e altri Siti web USA. Integrazione testuale di Salvatore di Grazia, supporto alla ricerca dei links e delle immagini di Luigi Marino.