Alfonso Gallo

Aversa Normanna... Il titolo di questo libro mi ha "perseguitato" per anni, e non ero mai riuscito a reperirlo: come puoi pretendere di creare un Sito sulla tua città natale se non l'hai mai letto? Poi, più di 5 anni fa, mentre ero in Aversa per ferie mi recai alla Biblioteca Comunale, chiesi di consultarlo e mi misero davanti una sbrindellata copia anastatica "perché l'originale è impossibile trovarlo" e le copie anastatiche erano pur'esse introvabili essendone state edite 1000 copie. Incominciai a leggerlo, il tempo passava, chiesi di poterne fare delle fotocopie e di malagrazia me ne fecero una decina. Rientrato dalle ferie, rilessi quelle pagine fotocopiate, e la voglia di andare avanti mi spinse a cercare il libro su internet: mi sarei accontentato anche di una delle copie anastatiche edite dal Comune di Aversa e di cui avevo solo la "cartolina" pubblicitaria che vedete in fondo all'articolo, se necessario. Macché copia, nel mare magnum di internet trovai in vendita l'originale, lo acquistai, ed era un libro niìuovo, ancora intonso! Costava 25 Lire nel 1938, l'ho pagato caruccio, ma ne è valsa la pena! Con un tagliacarte separai con cura tutte le pagine, e mi gustai finalmente il libro, traendone fonte ed ispirazione per questo Sito. Davvero un bel libro, già, ma chi era l'autore? Non conoscevo nulla di lui, e mi misi a cercare, e a raccogliere articoli che lo riguardavano, accantonandoli insieme a tanti altri in attesa di farne un pezzo. E finalmente la ricerca è finita. Non ho inserito sue foto giacché ultimanente questo Sito è stato soggetto a clonazioni e copie non autorizzate, e non mi và di chiedere il permesso a questo o a quello per avere foto che poi verranno copiate senza chiedermi il permesso o citare la fonte: l'invio di foto è comunque sempre ben accetto da chiunque, che verrà citato. Il presente testo è dunque il frutto di una paziente ricerca, cito tutte le fonti, ma se qualcun'altro riconosce, ma non credo, come suo qualche parte del testo, sono sempre pronto a darne il giusto risalto previa dimostrazione. (Salvatore di Grazia)

Il 24 marzo 1890 la signora Maria Maisto, maritata Gennaro Gallo diede al marito uno dei suoi 6 figlii, Alfonso: il lieto evento accadde nel cinquecentesco quartiere del “Limitone” in Via I Lemitone, alle 4 del mattino, via che ora porta il suo nome. Questo secondo la biografia ufficiale, ma Raffaele Maisto, nipote di Maria, mi ha segnalato che "...zio Alfonso non era nato nell'attuale Via Gallo, bensì in Corso Bersaglieri, dove la famiglia di Alfonso Gallo ha sempre vissuto. L'errore nasce dal fatto che in Via I Limitone vi abitava un'altre famiglia Gallo, parente del primo, ma appartenente ad un altro ramo. Probabilmente l'errore fu commesso in sede di redazione del piano toponomastico redatto qualche lustro addietro." Comunque papà Gennaro era laureato in medicina e scienze naturali, ed era medico. Il piccolo Alfonso fece la consueta trafila scolastica e se ai tempi del Ginnasio il suo rendimento scolastico non era brillante, migliorò notevolmente “strada facendo”. Durante quegli anni ebbe una crisi mistica che lo portò ad aspirare ad una vita da religioso, momenti che poi descrisse in un autoironico articolo dal titolo “volevo farmi monaco”. Superata la crisi mistica e terminati gli studi liceali, scelse di dedicarsi alle materie umanistiche, iscrivendosi nell'Università degli Studi di Napoli, dedicandosi alle ricerche storiche e paleografiche, scelta probabilmente influenzata dalla sua indole contemplativa, che non rifuggiva dalla solitudine e ad una ricerca interiore personale.
Già negli anni dell'Università la forte passione per le fonti storiche lo indusse a frequentare la Biblioteca Nazionale di Napoli e l'Officina dei papiri in Ercolano, dove venne addestrato ed istruito dal severo direttore Bassi nell'interpretazione delle antiche scritture.
In Aversa frequentava il Circolo Universitario cattolico, ma trovava il tempo per trascrivere le pergamene medievali del locale archivio capitolare, dove erano rimaste chiuse ad ammuffire e a deteriorarsi in un armadio. Le trascriveva con passione noncurante dello squallore del luogo, in una cameretta dal basso soffitto scarsamente illuminata.
Frequentando la Biblioteca Nazionale napoletana conobbe Salvatore Di Giacomo, che ci lavorava, tra una canzone e l’altra, come bibliotecario della sezione teatrale Lucchesi Palli, ed ebbe modo di conoscere pure Benedetto Croce. Nel 1911 collaborò con il Di Giacomo come segretario del Comitato del Congresso nazionale del Risorgimento, nell'organizzazione della Mostra Napoletana del Risorgimento per i 50 anni dell' Italia unita. In seguito il Di Giacomo gli si dimostrò amico nel difficili giorni seguenti alla morte del genitore, presentandolo a Michelagelo Schipa che lo assunse nella “Società Storica Napoletana” con l'incarico di mettere ordine nei documenti medioevali.
Laureatosi in lettere nel 1912, pubblicò una serie di saggi storico-critici, ed è da menzionare il fatto che quella che probabilmente è stata la prima pubblicazione di Alfonso Gallo, il primo saggio, fu pubblicato negli “Atti della Accademia Pontaniana” con una prefazione di Benedetto Croce. Si trattava dell’analisi critica di un documento riguardante una falsa donazione dei principi longobardi di Capua al monastero benedettino di S. Lorenzo di Aversa. Il Gallo accertò la falsificazione mediante l'esame della consistenza diplomatica del documento e con la verifica dell'inesattezza dei riferimenti storici risultante dall'analisi interna del testo. Rivelò in tal modo la sua chiara vocazione di storico, diplomatista e paleografo. Le pubblicazioni dei saggi, interrotte dal servizio militare tra il 1915 e il 1918, ripresero nel 1919, con la pubblicazione dell’ultimo.
E iniziò così lo studio di atti privati notarili di Aversa normanna, che nel giro di un decennio lo porterà alla produzione delle opere più importanti in tale settore. Nello stesso anno vinse un concorso per il perfezionamento in studi paleografici e si trasferì a Firenze, nella Scuola di paleografia come allievo di Luigi Schiaparelli, del quale divenne ben presto un apprezzato collaboratore. Nel decennio successivo fece ricerche storiche e giuridiche sul curialato napoletano studiando i documenti del Fondo monasteri soppressi dell’Archivio di Stato di Napoli, mentre insegnava nelle scuole medie del Sannio e a Spoleto.
Il 1923 fu un anno importante per il Gallo perché oltre a vincere la libera docenza in paleografia latina, il 16 Agosto si sposò, sempre a Roma, con Maria Iten. Due anni dopo, 1925, vinse un altro concorso, ottenendo il pensionato nella prima Scuola storica nazionale fondata e diretta da Pietro Fedele, presso l'Istituto Italiano di studi storici, con l'incarico di curare l'edizione critica delle fonti (diplomi) dei principi longobardi di Benevento, Capua e Salerno, cui egli dedicò alcuni anni d'intenso lavoro. Ma lo stesso anno Pietro Fedele divenne ministro dell’Educazione Nazionale e l’anno dopo, 1926, lo nominò Ispettore Superiore Biografico presso la Direzione Generale delle Biblioteche. Sempre nel 1926 Gallo incominciò ad insegnare in Roma Biblioteconomia nella Facoltà di Lettere dell'Università, cattedra che tenne per venti anni, giusto fino al 1946. Appena messo piede nell’Università creò la Scuola di perfezionamento per bibliotecari, e nello stesso inverno del 1926 il Ministero lo inviò a Napoli con l'incarico di riaprire la Biblioteca Nazionale, chiusa da cinque anni per il trasferimento dal Museo al Palazzo Reale, ed incontrò dì nuovo Salvatore Di Giacomo che ancora una volta gli fu di prezioso aiuito. Nel 1927 fu tra i fondatori della rivista "Accademie e Biblioteche d'Italia": nel 1929 fondò, presso l'abbazia di Grottaferrata, un piccolo e modesto laboratorio per i problemi di restauro del libro, e nel 1931 creò l'Ente Nazionale per le Biblioteche Popolari e Scolastiche, assumendone la presidenza. E’ di questo periodo la trascrizione di un codice membranaceo aversano dei secc. XI-XII ( Il Cartario di S. Biagio di Aversa ) e la pubblicazione di un'opera di capitale importanza per la nostra storia, un’opera fondamentale sulle nostre origini contenente la raccolta di “tutti i documenti normanni di Aversa” (Codice Diplomatico Normanno di Aversa). Ma la fama di Alfonso Gallo è affidata soprattutto alla conservazione del libro. I tentativi compiuti dall'Ehrle, la conferenza di S. Gallo del 1898, le prime applicazioni dei raggi ultravioletti ai palinsesti, i progressi realizzati dalla microbiologia cartaria ed in genere le conquiste delle tecnologie speciali, operarono sul suo spirito attivamente.
Questioni pratiche, come il restauro del patrimonio bibliografico e documentario, la lettura e la riproduzione dei testi sbiaditi e abrasi, il risanamento di archivi e biblioteche, gli offrirono materia di studio e di sperimentazioni fino ad indurlo a concepire una patologia e una terapia di cura del libro. Il volume che ne seguì nel 1935La malattia del libro”, edito da Mondadori, ebbe un grandissimo successo e tradotto in varie lingue, assicurò all'autore fama mondiale. Nel 1938 il Gallo inaugurò in Roma l'Istituto di Patologia del libro, una vasta e complessa organizzazione scientifica e tecnica, unica al mondo, che ha come preminente funzione la conservazione e il restauro del libro, e giustamente intitolato a lui dopo la sua morte.
Il progetto era stato definito tra gli ultimi mesi del 1937 e gli inizi del 1938, e fu accettato dall’allora Ministro dell'Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai e, su proposta di questi, venne trasformato in legge dal Consiglio dei Ministri. Si ebbe così il Regio Decreto 23 giugno 1938, n. 1038, cui seguì a breve distanza una seconda legge, con il Regio Decreto 13 settembre 1940, n. 1444, testi redatti dallo stesso Gallo. La nuova istituzione, ospitata per concessione del Rettore De Francisci negli ex-locali dell'Istituto Botanico dell' Ateneo romano, fu inaugurata il 4 giugno del 1938, e nella disastrosa alluvione di Firenze di 30 anni dopo testimoniò la geniale opera del Gallo salvando e recuperando migliaia di prezioni ed antichi manoscritti ricoperti dall’acqua e dal fango.
L'insegnamento del Gallo, diffusosi in tutti i paesi del mondo, ha contribuito in modo determinante alla salvaguardia di molte biblioteche. Sull'esempio dell'Istituto di Patologia del Libro sono sorti in Italia altri Istituti specializzati nella ricerca scientifica e tecnica sui Beni culturali: l'Istituto Centrale per il Restauro, l'Istituto Nazionale della Grafica, il Centro di Fotoriproduzione e Legatoria degli Archivi di Stato. Questi collaborano con Centri statali, parastatali, industriali e privati che contribuiscono in modo efficace alla soluzione dei problemi connessi alla conservazione del patrimonio culturale. Negli ultimi decenni in altri Paesi deil mondo sono stati creati Laboratori e Istituti che si prefiggono le stesse finalità.
Ma “...a Roma, lontano dalla sua piccola terra d'origine, stimato e onorato da tutti, la città natale si configurava nella sua memoria come una terra di riposo e di pace, con le sue antiche usanze, con i suoi costumi, con le sue tradizioni popolari, con le sue vecchie case. Gli studi sulle origini normanne di Aversa non erano solo la testimonianza del suo nativo amore per l'indagine storica, del suo gusto per la ricostruzione accurata e sistematica d'un periodo di fortunose vicende e di varia fortuna dei geniali avventurieri del nord, ma anche, e vorrei dire soprattutto, un atto di amore, un dono perenne dello spirito alla sua piccola patria, amata come sanno amare solo le anime elette, i puri di cuore.” (1)
Nacque così “Aversa Normanna” che pubblicato a Napoli nello stesso 1938 era e rimane “...un completo e poderoso quadro storico d'insieme del dominio normanno nell'Italia meridionale”.(2) Ma Alfonso Gallo era un tipo poliedrico, sempre attivo: collaborò a quasi tutte le riviste storiche e bibliografiche italiane e fu Consulente delle congregazioni Vaticane e di Istituti di Paesi esteri tra i quali Belgio, Germania, Francia, Svizzera, Romania, Bulgaria. Assiduo e noto collaboratore della terza pagina de "L’Osservatore romano", collaborò anche con fogli locali tra i quali il “Corriere campano” e il “Corriere Aversano”, con articoli storico culturali, tipo “Tradizioni popolari Aversane”, “Vagabondagi Aversani”, “Vecchie case” o autoironiche già nel titolo come il già citato “Volevo farmi monaco”, tutti articoli riproposti o citati più volte, anche in tempi recenti, dai giornali locali.
Anche se girò il mondo invitato da molti Paesi d'Europa e d'America per mostre e conferenze, continuò a scrivere e pubblicare libri, come nel 1951, quando diede alle stampe un altro fondamentale lavoro: “Patologia e terapia del libro”, in cui vengono studiate le malattie del libro e i modi di prevenirle e combatterle. Fece ancora in tempo a vedere l’uscita del suo ultimo libro “La lotta antitermica in Italia” che morì poco dopo a Napoli. Era il 1° dicembre del 1952.


Numerose le sue pubblicazioni, e questo elenco non è certamente esaustivo:

  • I curiali Napoletani del Medio Evo, Edit. Società Storia Patria Napoli, 1940,
  • Il Codice diplomatico normanno di Aversa, in Monumenti della Società napoletana di Storia patria, Napoli, 1927
  • La scrittura curiale napoletana Roma, Istituto storico italiano, 1929 (premiato dalla R.Accademia dei Laici)
  • L'archivio di Montecassino, ivi, 1929
  • Les biblioteques populaires et les loisirs ouvriers en Italie, Le Bibliothèques populairer Institut international de cooperation intellectuelle, Paris,1932
  • Le malattie del libro, Milano, Mondadori 1933 (Tradotti in inglese e in greco)
  • Aversa Normana, in Collana storica della Regia Deputazione Napoletana di Storia Patria, Napoli, 1938
  • Il libro, Roma, ed. 1943 (Tradotto. in inglese)
  • Patologia e terapia del libro, 1951
  • La lotta antitermica in Italia, 1952


Fonte: (1) - (2) commenti tratti da "Figure nel tempo" di Domenico Coppola; Luciano Orabona in NsB; Volume XIX dell'Archivio Storico di Terra di Lavoro, della Società Storia Patria di Terra di Lavoro; Wikipedia Italia; La spada con il nome Aversa è un ritrovamente dell'arch. Cecere; Raffaele Maisto