Ne
è un esempio questo piego del 1863, che ho trovato su una bancarella
di uno dei tanti “mercatini” che frequento, e spedita dal
Comandante dell’ 8° Reggimento Fanteria della Brigata Cuneo
di stanza in Napoli, al Direttore del Manicomio di Aversa.
Avendo viaggiato in franchigia il verso presenta il bollo di partenza
da Napoli e quello del Comandante del Reggimento che certificava la
ragion d’ufficio della missiva (con l’ulteriore dicitura
S.M) determinando l’esenzione dal pagamento della tariffa prevista
(peraltro regolarmente contabilizzata e riportata sulla missiva).
Al recto il bollo datario in cerchio piccolo dell’ufficio di Aversa
e quello ovale azzurro del reggimento.
Una lettera di posta militare filatelicamente poco pretenziosa, ma con
una grande “carica” evocativa di atmosfere risorgimentali,
giacché la Brigata Cuneo è stata fortemente presente nelle
cronache militari dell’epoca, sia nell’intervento militare
piemontese (senza nessuna dichiarazione di guerra) in appoggio ai garibaldini
che avevano invaso il Regno delle Due Sicilie, che alla conseguente
lotta ai partigiani borbonici, che figurerà poi sui libri di
storia e nel linguaggio comune come “lotta al brigantaggio”.
Il testo della lettera, redatto dal Comandante dell’8° Fanteria
invece è indubbiamente interessante, e lo riporto:
Correndo voce che il Capitano Sig. Marro Giuseppe è morto
in codesto manicomio prego la S.V. Ill.ma a
voler darmi pronta informazione se ciò sia o no vero, e nel caso
la notizia sia falsa, La prego a volermi dire qualche cosa sul suo stato
di salute.
Il Colonnello Comandante Migliaria
Sullo stesso foglio viene riportata la risposta che non
è altro che una certificazione di morte:
Sig .Colonnello Comandante l’8 reggimento fanteria –
Napoli -
Il Capitano Marro Giuseppe cessò di esistere
nel dì 3 andante con tabe nervosa epperciò le dirigo il
certificato mortuario per l’uso corrispondente, di riscontro
alla Sua nota del dì 8 dicembre in corso.
Né ometto di farle presente che nel momento del decesso di lui
ne feci uffizio al Colonnello dei Cavalleggeri di Lodi qui in Aversa il
quale come Comandante di Piazza regolò con elogio le esequie anche
con gli onori militari.
Aversa, 11 dicembre 1863
Certifico che il Signor Marro Giuseppe Capitano dell’8 fanteria
esistè nel medesimo Istituto come folle col trattamento di intera
pensione e ivi trapassò il 3 dicembre anno corrente con tabe nervosa.
Segue la firma
Eccoli,
i protagonisti di questa vicenda: in alto a sinistra il Capitano Giuseppe
Marro e in basso, sempre a sinitra, l’estensore della lettera, il
Colonnello Cav. Carlo Miglioria, entrambi ritratti dal fotografo Mirate
di Napoli.
Infatti, tra il 1859 ed il 1871 sia per le varie guerre d’Indipendenza
prima, sia per l'invasione del Regno del Sud poi, nelle Città maggiormente
interessate, come lo fu Napoli, vi fu un incremento della richiesta di
ritratti fotografici da parte dei militari.
Così, mentre venivano proibite le fotografie dei soldati sui campi
di battaglia per non traumatizzare la popolazione, i volontari ed i militari
si lasciavano immortalare volentieri nelle loro uniformi, e nel periodo
in oggetto, spesso posando con i “banditi” catturati e appena
giustiziati, come nella foto quà sotto. E' da notare che l'atteggiamento
"fiero" dei baldi soldati che sorreggono i quattro "banditi"
seduti e già morti, lo si riscontra anche nelle foto-cartoline
che gli Austrici diffusero dopo
l'impiccagione di un altro "ribelle", Cesare Battisti, nella
I Guerra Mondiale, segno di una deprecabile prassi in voga.
Ma le foto con i ribelli catturati e giustiziati erano lasciate ai soldati,
gli ufficiali posavano in pompa magna, con le medaglie in bella vista,
e con lo sfondo ad hoc. Noterete che mentre lo sfondo del Capitano Marro
è composto da un semplice telo, quello del "Signor Colonnello"
è dipinto. Noblesse Oblige?
La carriera del povero Capitano Marro Giuseppe si concluse così
in un letto del manicomio della nostra Città, e non combattendo
il nemico su uno dei tanti campi di battaglia, che allora non mancavano
e che probabilmente affollavano la sua mente.
Il funerale gli fu fatto con gli onori militari e su iniziativa del Comandante
dei Cavalleggeri di Lodi, acquartierati poco distanti, nel Castello Aragonese,
già Quartiere di Cavalleria Borbonica
Carmine Tabarro
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