La triste fine del

Capitano MARRO

 

Dall'amico Carmine ho ricevuto questa vicenda umana, ripresa da un suo articolo edito per un periodico filatelico e che rigurda un ufficiale Sabaudo, partito col suo Re per dare il colpo di grazia ad un Regno ormi sconfitto, (e per impedire a Garibaldi di proclamare la Repubblica...) morto in un modo che di sicuro non prevedeva e non consono ad un militare di carriera qual'era. E Carmine mi perdonerà se ho approfittato del suo articolo per fare anche un piccolo excursus sulle foto che i militari amavano apparire in quegli anni tumultuosi... Ma lascio la parola a Carmine.
Capita spesso di imbattersi in corrispondenza proveniente dall’archivio del Manicomio di Aversa e non di rado l’appassionato filatelico, anche il più esigente, ha potuto rinvenire pezzi molto interessanti. C’è però un altro aspetto di grande interesse che riguarda i contenuti della corrispondenza che talvolta disvelano piccole storie di umanità varia e che fanno trapelare tutta la sofferenza ed il dolore procurato dalla malattia mentale.

Ne è un esempio questo piego del 1863, che ho trovato su una bancarella di uno dei tanti “mercatini” che frequento, e spedita dal Comandante dell’ 8° Reggimento Fanteria della Brigata Cuneo di stanza in Napoli, al Direttore del Manicomio di Aversa.
Avendo viaggiato in franchigia il verso presenta il bollo di partenza da Napoli e quello del Comandante del Reggimento che certificava la ragion d’ufficio della missiva (con l’ulteriore dicitura S.M) determinando l’esenzione dal pagamento della tariffa prevista (peraltro regolarmente contabilizzata e riportata sulla missiva).
Al recto il bollo datario in cerchio piccolo dell’ufficio di Aversa e quello ovale azzurro del reggimento.
Una lettera di posta militare filatelicamente poco pretenziosa, ma con una grande “carica” evocativa di atmosfere risorgimentali, giacché la Brigata Cuneo è stata fortemente presente nelle cronache militari dell’epoca, sia nell’intervento militare piemontese (senza nessuna dichiarazione di guerra) in appoggio ai garibaldini che avevano invaso il Regno delle Due Sicilie, che alla conseguente lotta ai partigiani borbonici, che figurerà poi sui libri di storia e nel linguaggio comune come “lotta al brigantaggio”. Il testo della lettera, redatto dal Comandante dell’8° Fanteria invece è indubbiamente interessante, e lo riporto:

Correndo voce che il Capitano Sig. Marro Giuseppe è morto in codesto manicomio prego la S.V. Ill.ma a voler darmi pronta informazione se ciò sia o no vero, e nel caso la notizia sia falsa, La prego a volermi dire qualche cosa sul suo stato di salute.
Il Colonnello Comandante Migliaria

Sullo stesso foglio viene riportata la risposta che non è altro che una certificazione di morte:

Sig .Colonnello Comandante l’8 reggimento fanteria – Napoli -

Il Capitano Marro Giuseppe cessò di esistere nel dì 3 andante con tabe nervosa epperciò le dirigo il certificato mortuario per l’uso corrispondente, di riscontro alla Sua nota del dì 8 dicembre in corso.
Né ometto di farle presente che nel momento del decesso di lui ne feci uffizio al Colonnello dei Cavalleggeri di Lodi qui in Aversa il quale come Comandante di Piazza regolò con elogio le esequie anche con gli onori militari.

Aversa, 11 dicembre 1863

Certifico che il Signor Marro Giuseppe Capitano dell’8 fanteria esistè nel medesimo Istituto come folle col trattamento di intera pensione e ivi trapassò il 3 dicembre anno corrente con tabe nervosa.

Segue la firma

Eccoli, i protagonisti di questa vicenda: in alto a sinistra il Capitano Giuseppe Marro e in basso, sempre a sinitra, l’estensore della lettera, il Colonnello Cav. Carlo Miglioria, entrambi ritratti dal fotografo Mirate di Napoli.
Infatti, tra il 1859 ed il 1871 sia per le varie guerre d’Indipendenza prima, sia per l'invasione del Regno del Sud poi, nelle Città maggiormente interessate, come lo fu Napoli, vi fu un incremento della richiesta di ritratti fotografici da parte dei militari.
Così, mentre venivano proibite le fotografie dei soldati sui campi di battaglia per non traumatizzare la popolazione, i volontari ed i militari si lasciavano immortalare volentieri nelle loro uniformi, e nel periodo in oggetto, spesso posando con i “banditi” catturati e appena giustiziati, come nella foto quà sotto. E' da notare che l'atteggiamento "fiero" dei baldi soldati che sorreggono i quattro "banditi" seduti e già morti, lo si riscontra anche nelle foto-cartoline che gli Austrici diffusero dopo l'impiccagione di un altro "ribelle", Cesare Battisti, nella I Guerra Mondiale, segno di una deprecabile prassi in voga.
Ma le foto con i ribelli catturati e giustiziati erano lasciate ai soldati, gli ufficiali posavano in pompa magna, con le medaglie in bella vista, e con lo sfondo ad hoc. Noterete che mentre lo sfondo del Capitano Marro è composto da un semplice telo, quello del "Signor Colonnello" è dipinto. Noblesse Oblige?
La carriera del povero Capitano Marro Giuseppe si concluse così in un letto del manicomio della nostra Città, e non combattendo il nemico su uno dei tanti campi di battaglia, che allora non mancavano e che probabilmente affollavano la sua mente.
Il funerale gli fu fatto con gli onori militari e su iniziativa del Comandante dei Cavalleggeri di Lodi, acquartierati poco distanti, nel Castello Aragonese, già Quartiere di Cavalleria Borbonica

Carmine Tabarro

©2009-Aversalenostreradici.com - Testo e foto di Carmine Tabarro; Commenti, integrazioni storiche, assemblaggio di Salvatore di Grazia. Le foto degli ufficiali sono riprese da "Cartes de visite, fotografi dell'800" di G. Parpiani in Rassegna di "Photo 90" Ed.2004 a cura Ass. Castello e Immagini di Castelsangiovanni (Pc); La foto "di gruppo"e ripresa dal web; Gli alamari della Brigata Cuneo sono tratti dal Sito "Regio Esercito Italiano"