Santa Maria a Piazza,
gli antichi simboli criptci

"AVERSA. C’è una piccola chiesa in Aversa, che risale ad un periodo compreso tra il XII ed il XIII sec. E c’è una piccolissima chiesa in un paesino dei sub-pirenei: Rennes-le-Château. Nell’una come nell’altra esiste un mistero legato ad un’antica iscrizione criptata...".

Inizia così un interessantissimo articolo di Stelio Calabresi su Edicola web (1), diffuso integralmente anche su altri Siti, ma poiché la correlazione tra le due chiese è relativa a due differenti iscrizioni criptiche collegate forse ai Templari, ma non correlate tra loro se non per il (supposto) ritrovamento effettuato dai rispettivi parroci, estrapolo dal contesto la parte che ci interessa, quella relativa alla nostra chiesa...

"Ad Aversa, come a Rennes-le-Château c’è di mezzo un parroco che la "vox populi" afferma avrebbe trovato un tesoro. Ad Aversa come a Rennes il mistero dell’iscrizione potrebbe essere collegato a qualcosa che ha a che vedere con gli onnipresenti Templari o con i Catari-Albigesi della Linguadoca (quelli della famosa crociata del 1209 indetta da Innocenzo III, per intenderci).
Sembra che ce ne sia abbastanza per tracciare un percorso di ricerca (...) di carattere misterico-esoterico e storico-culturale.

LA CHIESA DI S. MARIA A PIAZZA
Non sappiano con sicurezza se la Chiesa di Aversa, di chiarissimo stile romanico, sia intitolata a S. Maria o a S. Maria Maddalena. La denominazione con la quale oggi è conosciuta potrebbe essere il frutto di un’aferesi. Sta’ di fatto che nella sua sacrestia sono stati ritrovati cinque segni riportati nel disegno più sotto. Questi segni (o simboli) hanno immediatamente aperto il problema della loro decodifica cioè di una lettura correlata sia alla loro origine e significato intrinseco che al contesto nel quale si trovano collocati.
I segni cui mi riferisco adornano il soffitto di ciò che, un tempo, probabilmente era una parte del cielo dell’abside.
È un fatto che l’attuale "status loci" non corrisponda alla pianificazione originale, molto più antica. Un attento esame del luogo indica chiaramente un avvenuto cambio sia di destinazione che di disposizione dei locali che compongono la Chiesa a seguito di una prima ristrutturazione di epoca imprecisata, ma sicuramente in antico.
Si può rilevare con sufficiente approssimazione:

1) Che la chiesa originariamente aveva un diverso orientamento ed una diversa planimetria;
2) Che i lavori di ristrutturazione, tanto per cominciare, conferirono una diversa sistemazione topografica del complesso ecclesiale relegando la porzione di spazio nella quale insistono i segni alla più umile, sebbene non meno importante, funzione di sacrestia;
3) Che in antico la Chiesa era a tre navate con transetto pur restando a pianta rettangolare.
Negli anni ’45-’50, il manufatto venne sottoposto a nuovi lavori di restauro e sistemazione (tra l’altro venne abbassato il piano di calpestio al livello attuale, ed emerse l’odierna configurazione) allo scopo di recuperare l’antico manufatto.
Purtroppo il risultato non realizzò le aspettative di recupero. Ma fu proprio durante questi lavori che gli scavatori trovarono una cripta (oggi scomparsa) ed il Parroco avrebbe trovato il tesoro di cui parla la tradizione popolare (ma del quale non esiste documentazione di sorta).
Queste brevi considerazioni di premessa sono indispensabili per chiarire quelle vicissitudini che hanno reso la configurazione complessiva a prima vista "strana" nel complesso navata-abside e dell’insieme rispetto alle entrate principali in esercizio.
Infatti la Chiesa ha oggi due ingressi ma, stranamente, l’ingresso principale non si trova in fondo alla navata, di fronte all’altare maggiore, bensì in posizione laterale, ed ipotizza un camminamento parallelo ad un transetto… che non esiste più.
I simboli in questione, nella posizione originaria, insistevano perciò nell’abside per una chiara integrazione funzionale al culto. In altri termini mi sembra lecito ritenere che di questa loro finalizzazione debba tenersi conto nel tentativo di stabilirne il significato.
Lo schizzo che segue è un rilievo a mano libera che non ha assolutamente la pretesa di costituire una pianta o un rilievo planimetrico. Esso serve unicamente a contribuire alla chiarezza del testo.

LA CRIPTOGRAFIA: DESCRIZIONE DEI SEGNI
Quella che io definisco criptografia consta di cinque simboli in rilievo sul soffitto della attuale Sacrestia.
Un pessimo restauro (volutamente tale?) ed una orribile tinteggiatura a calce, in assenza di adeguata illuminazione, non consentono un adeguato rilievo fotografico a livello amatoriale. Mi servirò, quindi di uno schizzo che consenta, almeno, l’individuazione dei segni.

Si tratta sostanzialmente di tre varianti di un unico segno (la croce nei segni 1, 3, 4 e 5); uno di questi ha in effetti la variante di un cerchio puntato (segno 3); a questi si aggiunge il segno di una losanga (segno 2). Nello specifico:

  • Il segno 1 rappresenta evidentemente una croce;
  • Il segno 2 è una losanga;
  • Il segno 3 rappresenta una stella iscritta in una circonferenza;
  • Il segno 4 è ancora una stella costituita dalla sovrapposizione di due croci;
  • Il segno 5 probabilmente rappresenta una variante della croce "celtica" ovverosia una variante della svastica.
È evidente che la funzione dei segni è connessa al quella di culto.
Su questa prima approssimazione dobbiamo tener anche conto di altre circostanze che, nella versione originale, caratterizzavano l’esistenza ed il significato dei segni. Alludo alla "visibilità" ed alla "fruibilità" da parte dei fedeli.
Naturalmente non possiamo sapere se esistesse (come appare probabile) analogo rilievo nell’angolo diametralmente opposto delle vecchia la Chiesa (in basso sulla destra).
In ogni caso la collocazione all’estremità di sinistra di un ipotetico transetto, rendeva i segni visibili dai fedeli per i quali dovevano necessariamente avere un significato preciso, analogo a quello che le comuni iscrizioni attualmente possiedono ed esercitano in termini di condizionamento all’ambiente e di suggestione dei fedeli.
Questa è la considerazione che mi induce a ritenere plausibile l’idea dell’esistenza di una seconda serie di simboli all’altro capo dell’ipotetico transetto; peraltro quei segni erano simboli, cioè vere e proprie icone alle quali era affidata la trasmissione di un messaggio esattamente come le iscrizioni. Con l’unica differenza che l’icona colpiva la fantasia del fedele analfabeta (non si dimentichi che sia
mo nel basso medioevo).

I SEGNI E L'IPOTESI STEGANOGRAFICA
Ci troviamo di fronte, in altre parole, ad una vera e propria forma scrittura segreta, ossia "steganografica", costituita da segni esoterici secondo i principi codificati nel trattato dell’abate Giovanni Tritemio, alchimista e mago dogmatico del medioevo XIV sec., Di cui ci parla Eliphas Levi nella sua "Histoire de la Magie".
Nel suo trattato, intitolato appunto "Steganographica", Tritemio ci spiega che i segni poligrafici sono sempre suscettibili di lettura a patto che riusciamo a decodificarli. Proprio ai fini di una corretta decodifica, dobbiamo fare alcune necessarie premesse che riguardano la "scrittura simbolica" altrimenti definita "scrittura rebus" o "metalinguaggio".
Infatti il simbolo, a differenza dell’analogia, esprime mediante un segno, un concetto di natura non definibile con parole umane, vale a dire un concetto "trascendente". Ne consegue che il segno deve necessariamente avere valore "universale": ciò che il segno significa per me, ha identico significato per tutti coloro che frequentano lo stesso ambiente ovvero operano in identiche condizioni. Non è un caso che la società medievale costituisse il trionfo del simbolismo soprattutto nei campi della religione-teologia, dell’arte, della musica.
Tornando ai tempi attuali, pur essendo la vita costellata di simboli, a noi moderni appare difficile comprendere ed accettare una simile premessa, perché abbiamo quasi perso qualunque contatto con certi simboli e, in particolare, col simbolismo religioso. Basterà pensare alle forme più comuni tra i simboli che ci circondano più comuni per comprendere che ancor oggi comunichiamo con il mondo mediante metalinguaggi: mi riferisco al simbolismo del linguaggio scientifico, di quello matematico, astronomico e musicale.
Senza dimenticare che siamo quasi tutti computer dipendenti: conversiamo con un calcolatore in maniera simbolica e ci serviamo del calcolatore al quale trasmettiamo istruzioni parimenti in forma simbolica. Del resto Bertrand Russell ci ha detto che, forse in maniera inconscia, noi utilizziamo presupposti logici che rendono possibile l’impiego della matematica
Mi riferisco alle astrazioni universali del punto (.) E dello zero (0) definiti assiomi matematici i quali non necessitano di definizione perché formanti parte del patrimonio intellettuale di ciascuno di noi.
Si tratta di due segni di antichissima memoria; essi costituiscono un "insieme" (il punto coronato) ben noto agli egiziani che vi leggevano al tempo stesso, il nome della divinità solare (Râh), il segno alfabetico "R", ed il determinativo Râ o Rê che introduceva i nomi propri dei faraoni: questo insieme simbolizza infatti il sistema solare e ne riparlerò tra poco.
Presso i Greci, il valore del punto coronato venne assunto dalla croce che, con l’andare del tempo, divenne simbolo solare per antonomasia, strettamente collegato a Febo (Foibos = luce, sole per eccellenza) del quale talora ricordava la lotta col Serpente Pitone (puqwn = strisciante, melma, nato dalla terra).
Ritengo, che nel caso che ci riguarda, sia logico trovare al primo posto il segno della croce (il nostro segno 1) ben noto ai greci, arcaici e meno arcaici (al punto che la lettera "c" è l’iniziale della parola cristos e, al tempo stesso, geroglifico della croce.
I Greci della classicità avevano già riprodotto in vario modo la "c" (chi) nel fregio della "Fonte Castalia" a Delfi.
La rappresentazione successiva è Illuminante per chiarire cosa intendo per simbolo. L’immagine rappresenta l’unione del segno ormai noto (la croce), con l’aggiunta di un elemento che appena s’intravede, come una codina, al di sotto del braccio verticale (il serpente schiacciato alla croce). La croce è, a tutti gli effetti, uno dei più antichi simboli mistici usati dall’uomo.
Quello che ci conduce fuori strada quando ne vediamo il geroglifico è la pretesa di considerare la croce un segno sacro puramente cristiano. Il che non ha alcun fondamento. Prova ne è il fatto che le vestigia della croce si trovano nei monumenti più antichi, sino alle inesplorate profondità delle epoche arcaiche.
Assurnasirpal e Saudiraman, le cui statue si conservano nel British Museum, portavano un monile speciale a forma di croce; e cruciformi sono gli orecchini delle tombe puniche nei Mophet di Cartagine, della Sardegna, e della Sicilia.
Il segno, conosciuto in tutto il mondo ed in varie epoche ha molte varianti (dalla croce ansata o Ankh, alla croce tolteca (passando per la croce latina a bracci disuguali, senza parlare delle croci araldiche) che non interessano in questa sede.
Invece mi interessano molto alcune varianti presenti nel nostro schizzo: quella della croce a sei braccia iscritta in un cerchio (segno 3) e la doppia croce sovrapposta (quasi un "asterisco" che troviamo nel segno 4). Pure interessante è la variante detta "croce celtica" meglio nota come "svastica" (3) e della "Sauvastica" (si individua, ma non si capisce se sia una Svastica o una Sauvastica, nel segno 5). Il segno 3 che ho definito "asterisco" è, in effetti, una evoluzione dei due segni elementari: il punto e la circonferenza che ho definito rispettivamente "inizio" e "sistema solare".
In qualche maniera nel segno 3 il punto è esploso tanto da presentarsi come una croce a 6 bracci. Orbene: 6 è il doppio del numero perfetto per antonomasia (il segno 3) e, dal punto di vista del geroglifico, indica proprio il sole che esplode. Certo l’ideatore non si riferiva al "big bang" ma più semplicemente all’esplosione di una nova o di una supernova (che ad esempio i sumeri conoscevano bene per aver osservato all’esplosione di Vela X: mito di E. A. in Michanowski). Il simbolo solare, in qualche modo, ha una forza raddoppiata.
Il segno 4 si presenta come due croci sovrapposte, tali da formare una croce a 8 bracci. Il simbolo traduce un geroglifico molto potente nel quale sono presenti i due primi numeri pitagorici: sia il 2 che il 3 (non a caso (8 = 23).
Questo segno riproduce la doppia divinità e corrisponde al nostro "figlio del Padre". A questo punto, teoricamente siamo in grado di decodificare i segni 1, 3, 4 e 5.
Se, infatti ipotizziamo - come appare logico - che la croce rappresenti la divinità, ci troviamo di fronte a 4 segni che, in qualche modo sono organizzati in ordine di potenza cioè di importanza. Quanto al valore di partenza del segno ricorderò che "Gli iddii solari furono sempre figurati sotto forma umana oppure con una svastica" (quello che ruota = moto solare = rigenerazione = vita).

IL SEGNO DELLA CROCE ED IL SIMBOLO SOLARE
Il segno della croce, costituito da quattro bracci, disposti intorno ad un fulcro centrale ed indicanti un movimento di rotazione in senso orario, simbolo di vita e rigenerazione, è diffuso in tutte le civiltà del mondo. Normalmente la croce ruota in senso orario ed i bracci rappresentano il continuo svilupparsi, trasformarsi e rigenerarsi della vita e della realtà. Il senso rotatorio è quello del cosmo e rappresenta, quindi, il potere trascendente del Cielo. Si pensi alle croci proprie delle religioni orientali ed in generale, alle croci celtiche. Nella simbologia carolingia indicava che il potere dell'imperatore si evolveva in accordo con la legge di Dio.
Ma, come ho accennato, esiste anche una croce ruotante in senso antiorario. Il movimento antiorario o sinistrorso indica un principio di sovversione o che ha la pretesa di prevalere sulla legge divina. Presso i Greci il principio della croce destrorsa venne personificato in Febo-Apollo ("la luce creatrice": Orfismo) ed in Hermes ("la luce che accompagna" l’uomo nel trapasso).
Hermes è, tra l’altro, personificazione della sapienza esoterica (melius: ermetica) per cui Hermes venne assunto come l’interprete, la "parola" e "il verbo" stesso (questo era il senso della collocazione dei busti di Hermes nei crocicchi delle strade maestre (= la via della sapienza) che, non a caso, erano cruciformi).
Per lo stesso motivo Mercurio, con Sole e Venere, costituiva una sorta di trimurti impersonata da una testa Triplice (si pensi al latino Giano tricefalo); oppure in forma cubica, senza braccia, perché la "facoltà di parlare può predominare senza l’aiuto delle braccia e dei piedi".
D’altra parte con i Pitagorici il cubo andò a rappresentare la Tetrachtis il numero quattro che, con i primi tre numeri forma la decina, origine di tutto il reale, l’assoluto panteistico. Per i buddisti, i cinesi e i mongoli, la Croce e il Cerchio e la Svastica significavano "diecimila verità", ognuna delle quali rivela i molti misteri dell’universo, della cosmogonia primordiale e della teogonia.

LA CROCE CELTICA O SVASTICA
La Svastica si trova scolpita o dipinta sulla roccia, nella Scandinavia precristiana e in tante isole e terre semisconosciute del nostro globo.
La svastica, o croce uncinata ("croix cammée", "Haken-kreuz") è assai più antica di quella del Nazionalsocialismo tedesco. I suoi inizi si confondono con gli albori della nostra e di altre civiltà terrestri.
Si perde nella notte dei tempi perfino l’origine della parola che, in sanscrito suona "su-As" e significa "bene essere", cioè "bene augurante" ovvero in sanscrito "svasti" (= salute). Ma già prima di allora fu motivo ornamentale che si ritrova non soltanto nel mondo indoeuropeo (Mesopotamia ed Elam) ma anche nelle terre collegate: Tibet, Cina e Giappone.
È notevole il fatto che la svastica si sia diffusa specialmente in certe aree, come quella egea nella Troade (proprio a Híssarlyk: le museruole di Troia), a Cipro e a Creta, e in quasi tutta la Grecia, mentre è rara all'interno del continente europeo, ed in Italia, ove si presenta su vasi ed urne di stile geometrico-villanoviano. In ogni caso il motivo della croce uncinata è anteriore alla prima età del ferro, sebbene solo in questa si sia veramente diffuso.
Fino al 1910, cioè fino alle pseudo-scientifiche ed arrischiatissime interpretazioni storiche di Guido List non fu segno di razza, di etnia, o comunità: List ne fece un segreto segno germanico e la proclamò emblema del più puro arianesimo e la svastica divenne insegna di gruppi e leghe antisemite. Tuttavia l'esatto significato di questo segno, è tuttora incerto e controverso. La svastica, limitatamene all’india, dovrebbe corrispondere ad un simbolo solare. La disposizione dei segmenti da destra a sinistra pari ad un movimento rotatorio da Est ad Ovest, come appunto quello dei sole, parrebbe confermare questa ipotesi; ma è sempre una pura congettura.
La Cosmogonia è la dottrina religiosa, filosofica e scientifica che spiega l’origine e la formazione del mondo, mentre la Teogonia è la scienza che tratta della discendenza degli Dei. Perciò la Svastica, al pari della Croce Ansata nell’antico Egitto, era posta sul petto dei defunti.
In India la svastica è "Dharma-Chakra" (la Ruota della legge) che appartiene alla tradizione buddistica, segno di affrancazione dal vincolo della reincarnazione (Sam-Sara). Gli esoterici ritengono che la svastica indiana ruoti in eterno sull'asse immutabile di Agarthi.

LA LOSANGA
Il secondo segno (losanga) che troviamo nella nostra sacrestia era conosciutissimo dai pitagorici. Esso rappresentava la "Tetrachtis" (tetractis) dove il numero quattro indicava tutto ciò che esisteva ne mondo materiale e, più precisamente sia quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) che le coordinate dello spazio (punti cardinali).
Il segno 5 è un simbolo solare: la stella circondata da un cerchio (l’universo, il sole). Da un punto di vista teologico è il simbolo della divinità, una variante del punto coronato di cui ho già detto.

UNA POSSIBILE LETTURA D'INSIEME
Se la lettura del singolo segno appare - tutto sommato - chiaro, quello dell’insieme, appare dubbio almeno sotto il profilo storico se non ermeneutico. A prima vista sembrerebbe corretta la seguente lettura:

"Gesù (il 5° simbolo), figlio del Padre (4° simbolo) ha creato (3° simbolo) la terra (2° simbolo) e il cielo (1° simbolo)".

oppure:

"Il Padre ed il Figlio hanno creato la Terra ed il Cielo".

Vediamo ora se una simile ipotesi possa reggere quando dal singolo segno passiamo, per così dire, alla loro "semantica". Infatti mi sembra evidente che ognuno dei simboli costituisca una evoluzione del precedente e che, nella sostanza, si riducano ad un singolo segno nella sue varianti grafiche.
C’è qualcosa che costituisce l’essenza del mistero e risiede in due elementi estranei al contesto storico-religioso locale: il segno 2 (pitagorico) ed il segno 5. Essi mi appaiono come un’eco di posizioni gnostiche o catare (il segno 3) o addirittura Templare o post-Templare (il segno 5).
Come affermava spesso Fulcanelli "di più non mi è concesso di dire" anche perché la mia è un’ipotesi di lettura, ma non è l’unica possibile e onestamente al momento non ne ho altre con un minino di validità. C’è un elemento estraneo nella leggenda urbana che accompagnò l’esito dell’ultimo restauro. Nella vicenda si inserisce il sospetto del Tesoro. Cosa trovarono gli sterratori? Cosa nascose il Parroco dell’epoca?
Ad Aversa nessuno lo sa o è in grado di attestare una qualunque diversa ipotesi: se esiste un segreto devo dire che è stato tenuto benissimo. Ma è a questo punto che s’innesta la storia di Père Saunière e della Tour Magdala."

E a questo punto, con gli unici, labili punti di contatto tra una chiesa di Aversa ed una di Rennes-Le-Chateau, dedicate entrambe alla Madre di Dio, e cioè di un parroco che avrebbe trovato un misterioso tesoro e con iscrizioni altrettanto "oscure" al giorno d'oggi, termino l'articolo del Calabresi, che per l'altra Chiesa ipotizza una situazione da "Codice da Vinci" che, sia pure intrigante, esula da questo Sito. Gli lascio le conclusioni finali.

"CONCLUSIONI
Nell’affaire Rennes-Le-Château, forse come in quello di Aversa, sono frammitisti e confusi elementi oggettivi, supposizioni e fantasie delle più varie specie. Dati oggettivi che possano giustificare quelle o altre conclusioni non sono stati trovati.
Ad Aversa il testo criptico è dinanzi agli occhi di chi voglia vederlo; a Rennes-Le-Château invece non ci è traccia proprio dei testi criptici, di genealogie o testi semplicemente enigmatici.
Nessuno dei due sacerdoti ha peraltro lasciato nulla di scritto né è ipotizzabile rivelazioni di eredi o terze persone. In entrambi i casi non possiamo far altro che scrivere la parola... mistero."

 

di Stelio Calabresi adattato per il Sito da Salvatore di Grazia

Fonte: (1) Stelio Calabresi (Edicolaweb.net); filmato estratto da "Misteri Aversani" puntata #5 di TLC Campania