Il monastero di San Biagio pare sia stato fondato da Aloara, principessa normanna, ma la sua fondazione, secondo altri storici è da attribuire a Donna Riccarda (1050), sorella di Riccardo I, Principe di Capua e Conte di Aversa, ma "secondo le "Platee dei Beni" del 1587 e 1757, Riccarda avrebbe dato solo una configurazione monastica alle donne già "ivi congregate" (1), e tenendo anche presente che il monastero era già menzionato nel "Codice di San Biagio" del 1043. Intorno al monastero, costruito forse accanto o al posto di un pre-esistente castello, e da quì l'aspetto di un fortilizio circondato da un fossato, poi ricoperto e diventato una strada, si sviluppò il Borgo di S. Biagio (S. Biase); il nuovo borgo si aggiunse agli altri 6 della città, rimanendone però fuori dalle mura fino al 1382, quando furono erette nuove mura perimetrali, inglobandolo. A supportare l'ipotesi che fosse stato anche un fortilizio, la tradizione vuole che sia stato costruito fortificato per rinchiudere o difendere dalle scorrerie nemiche, le donne Normanne quando i loro uomini erano lontani a guerreggiare. Il "Codice di San Biagio" riporta numerose donazioni di Pontefici, principi e privati, a partire dal 1050.
Il monastero, dipendente da quello di San Lorenzo Fuori Le Mura, crebbe di importanza, possedendo molti fondi e beni a seguito dell'incameramento dei patrimoni delle converse, o di lasciti e donazioni. Ebbe un privilegio di immunità dalla imperatice Costanza nel 1196, e fu posto sotto la diretta protezione di Papa Gregorio IX nel 1277. Anni bui e poco conosciuti quelli seguenti al periodo post-normanno, fno ad arrivare al 1597, periodo nel quale la chiesa fu anche Parrocchia. E quell'anno "...per decreto del vescovo Pietro Ursino, quando per decreto istituì la vicina parrocchia di S. Maria La Nova al Borgo San Lorenzo" (2). Nel corso dei secoli ha subito moltissime trasformazioni strutturali che ne hanno modificate, quasi in toto l'aspetto originale, e nel 1700 fu ampliato e arricchito di molte opere d’arte divenendo un centro religioso molto importante, meta di pellegrini anche da altre regioni. Lo stesso Carlo III di Borbone visitò S. Biagio nel 1734.
Nel 1806 fu soppresso dal governo francese regnante a Napoli, e 54 anni dopo, nel 1860, ci pensarono i nuovi "padroni" del neonato Regno d'Italia a confiscarne i beni. Come tutti i monasteri, anche quello di S. Biagio subì un forte calo di vocazioni e anche di una cattiva gestione, tant'è che agli inizi del 1900, come ricorda il Rascato, le religiose, da 120 scesero ad una decina! (3). Quelle che rimasero non mollarono, e a partire dal 1932 fino al 1954 sotto la direzione della badessa Maria Concetta De Pietro l'hanno ricostruito:
al'incuria del tempo e degli uomini il monastero subì gravi danni anche durante l'ultima guerra mondiale con i crolli delle ali settentrionali del convento e dell'alta torre campanaria a terrazzo, non più ripristinati, e con la perdita di importanti dipinti nel soffitto della navata. Il 20 agosto 1943, i pregevoli dipinti di Malinconico e di Caracciolo, andarono distrutti a seguito di un bombardamento aereo "alleato".
Il monastero ha subito "obtorto collo" varie occupazioni: "...dai profughi nel 1915, poi dalla Guardia Regia, poi dal Consiglio della Canapa,ndalle Scuole Elementari, dai terremotari del 1980" (4)
Le tenaci suore proseguono nella ricostruzione del convento anche se attualmente ne è utilizzato solo una parte, e "...forte della speciale protezione di S. Biagio e di San Benedetto, risorge"! (5)
Il complesso monastico è costituito dal Chiostro vecchio in stile barocco, con resti delle primitive forme romaniche, il Chiostro piccolo, la Rettoria e la Foresteria.
Anche se il monastero non ha più niente dell'aspetto originario, se si esclude la struttura incorporata nei rifacimenti successivi, conserva tuttavia ancora un notevole interesse architettonico, in particolar modo, il pronao della chiesa (XI sec.) coperto da volte a crociera.
L'interno è un'unica navata di vaste proporzioni: lunga 44 metri, larga 11, 22 conteggiando il metraggio delle cappelle laterali. Sei cappelle per lato, divise da pilastri con capitelli che presentano cherubini in stucco e che conferiscono all'insieme un'ampia spazialità.
All'esterno della chiesa emergono i bei portali del pronao (XVIII sec.) di tipo borrominiano: nell'arco centrale vi sono motivi floreali in stucco, mentre in quelli laterali, sempre in stucco, due medaglioni, di ignoto scultore del XVIII secolo, raffiguranti a destra S. Benedetto, e a sinistra, S. Biagio. Il tetto è nuovo, rifatto negli anni '50 del secolo scorso, a seguito del crollo avvenuto sotto le bombe "alleate" del 1943.
La chiesa presenta tra i finestroni, diciotto tele centinate, con Storie di San Benedetto, di Pietro Martino (1701), allievo di Luca Giordano, mentre nella controfacciata vi sono cinque dipinti di Giovan Battista Lama, altro allievo di Luca Giordano: San Filippo battezza un eunuco, Santa Caterina d'Alessandria, San Benedetto da Norcia e Santa Scolastica, Santa Dorotea e Sant'Ambrogio e Teodosio.
Il pavimento è formato da maioliche dei primi del '700, della scuola napoletana dei Giustiniani. Nelle cappelle laterali vi sono altari in marmo policromo del 1757.

Cappelle di destra partendo dall'ingresso:
- Nella prima cappella c'è una Adorazione dei Magi (XVI sec.), di Fabrizio Santafede;
- nella seconda, una bella tela di modi caravaggeschi, la Liberazione di San Pietro liberato dall'angelo;
- nella terza cappella, l'Adorazione dei Pastori, di Andrea Starace (1767);
- nella quarta, c'è un Crocifisso ligneo in legno bianco della fine del '600;
- nel vano tra la quarta e la quinta cappella c'è l'organo meccanico racchiuso in una cassa cantoria lignea settecentesca;
- nella quinta cappella la notevole Assunzione di Maria coi SS. Secondino e Filippo Neri di Andrea Vaccaro (1604 - 1670), allievo di Girolamo Imparato.

In sacrestia si possono ammirare l'arredo ligneo con alcune sculture devozionali del settecento, ed altri dipinti: San Gaetano Thiene (XVII sec.), forse di Agostino Beltrano, e l'Incredulità di San Tommaso (Ignoto, XVI sec.).
Nel presbiterio, sul settecentesco altare maggiore, di indubbia derivazione vanvitelliana, c'è la pala del Martirio di San Biagio del 1588, attribuito dal Parente a Marco da Siena (1525 - 1587) ma il Rascato l'attribuisce con assoluta certezza all'aversano Giovan Battista Graziano (6). L'altare è sormontato da un baldacchino ligneo dorato del XVIII secolo. L'altare contiene putti marmorei attribuiti a Paolo Persico, e nella parte superiore ci sono le finestre del coro esitivo delle monache.

Sul lato sinistro, partendo dal Presbiterio:
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sull'altare della sesta cappella, un interessante San Benedetto con il libro della Regola, un corvo ai suoi piedi, e sullo sfondo l'abbazia di Montecassino (fine '500) di Giovan Vincenzo Forli;
- nella settima cappella, dedicata ai SS. Mauro e Placido, primi discepoli di S. Benedetto, si può ammirare San Mauro benedisce gli storpi, di Giovan Battista Lama;
- nella ottava cappella, dedicata a S. Biagio, ovviamente la più ricca della chiesa e interamente decorata di marmi policromi, si notano la Statua lignea di San Biagio del XVI secolo e affreschi con storie del Santo del XVIII secolo;

- nella nona cappella, una Deposizione del Cristo morto, di stile fiammingo (fine '500);
-nella successiva, la decima, la Madonna del Rosario (1623); - nell'undicesima cappella, troviamo la Pentecoste (tardo '500), attribuita a Marco Pino da Siena (e anche qui qualcuno l'attribuisce a Giovan Battista Graziano).

La Messa si celebra nei giorni feriali alle ore 7,30 e in quelli festivi alle ore 8,30 (Messa cantata). Si tengono celebrazioni speciali in onore di San Biagio, patrono del Monastero, di San Benedetto il 21 marzo e l’11 luglio e di Santa Maria delle Grazie il 30 maggio.
Le Suore Benedettine si dedicano al ricamo e alla confezione di cuscini da salotto, oltre a dipingere suggestivi paesaggi.
Nei depositi del convento si trovava anche la "Carrozza di Città" (XVIII sec.) decorata con gustose scene agresti e civettuole figure nei pannelli perimetrali; è stata restaurata, ma è priva dei pannelli decorativi originari, e si trova nei locali della scuola di Polizia Penitenziaria di Aversa, nel Castello Aragonese...

Salvatore di Grazia

Fonti: (1) S. Biagio in Aversa di E. Rascato, pag. 16; (2) Cfr. E.Rascato, op. cit, pag.17; (3) op. cit. pag. 19; (4) Cfr. E. Rascato, op. cit. pag. 28; (5) Cfr E.Rascato, op. cit. pag. 21; (6) Cfr. E.Rascato, op. cit, pag.25; Pianta della chiesa Cfr. E.Rascato, op. cit, pag. 34; siti web; foto di Luigi Cipullo; Un grazie a Ciro Stabile per il valido supporto storico fornito.